Che succede se si vota a luglio?

Giuliano Ferrara

Detto e ridetto e stradetto che siamo in apparenza o di fatto nel balneare, paletta e secchiello, in mano a ragazzini, però noiosi, i ragazzini degli altri, che sollevano sabbia e gridano tra gli ombrelloni, aggiungiamo che un tema politico vero la crisi che tutto ha sommerso lo ha fatto emergere. Se Salvini, orrendissimo ai miei occhi epperò politico in erba, non ha fatto la cosa evidente e semplice per arrivare a varare un governo in connessione, non si dica in coerenza che viene da ridere, con il risultato delle elezioni, bè, la ragione ha una sua sostanza, sostanza politica. Avrebbe dovuto dire al grillozzo, in segreto e molto presto dopo il voto, prima del ballo insulso dei debuttanti, questo che segue: qui ci scippano il voto e il potere, posto che vogliamo fare alcune cose di rottura e confermarci leader o capi politici, scegli tu, a meno che non scegliamo un terzo uomo senza truppe, tra quelli che fanno figura di garanzia anche per il Quirinale e l’Europa e l’opinione generale, e di comune accordo, senza veti né capricci, occupiamo lo spazio disponibile, che è cospicuo.

 

Se non lo ha fatto – ed è da vedere se il grillozzo narciso rousseauiano lo avrebbe capito, direi di no – è perché non voleva e non poteva far trovare il Cavaliere Invincibile (Striscia la notizia) davanti a un fatto compiuto che, malgrado l’invitante presenza nel governo dei suoi, avrebbe avuto il sapore di un tradimento ben manovrato. Dunque, bisogna concluderne, l’alleanza della Lega neonazionalista con Berlusconi, beninteso con l’apporto della signora Meloni, aveva un senso. Sembrava una cosa abborracciata, sembrava una trovata postbossiana invisa alla vecchia guardia leghista, sembrava un cedimento di Berlusconi alla sua forte autostima (tanto arrivo primo io!), e invece c’era un quid, per dirla con il Cav., c’era qualcosa che aveva un senso. Vediamo ora come va a finire, perché c’è sempre l’alea in queste cose, e la straordinaria idea di un voto a luglio, ovvia per noi da tempo, sembra però fatta apposta per impedire che si compia la crocifissione del politico peggiore del mondo, il Barabba grillozzo. Ma se la certificazione della stupidità incarnata andasse in buca, spero con il contributo a questo punto decisivo di Mattarella, e si mettesse fine a questa chiassata primaverile con un letterale bagno di umiltà senza nemmeno i bagnini, a quella sostanza politica si deve tornare.

 

In caso di elezioni a luglio, certo, Salvini avrà dalla sua la finzione del ballottaggio con il grillozzo, che si è rivelato di tanto, di tantissimo, suo subalterno nei modi grotteschi e disgraziati di trattare la democrazia rappresentativa, per così dire. Si polarizza assai la contesa, e questa volta il leader è lui, le liste saranno un’altra cosa, e il secondo Matteo ha un posto di danzatore non irrilevante (ballo e ballottaggio sono parenti). Ma il vero player, come dicono gli anglosassoni, quello che mette il timbro sull’impossibilità di governare con i grillozzi, quello che combina il pacchetto per produrre il film, sarà stato Berlusconi. E la sua funzione di garante e coprotagonista di una coalizione sarà esaltata. Il centrodestra che si vedrebbe alle prossime elezioni, sempre che ci si arrivi senza danni e reversibilità parlamentari dell’ultim’ora, non sarebbe la stessa cosa abborracciata e tradizionale che abbiamo visto, e che pure è arrivata al 37 per cento. Sarebbe una cosa nuova, fondata su un primato di Salvini ma inter pares (non traduco il latino perché ho voglia che il grillozzo ridens non capisca). E questo darebbe una chance anche al Pd, se fosse vivo e vegeto, presentandosi la cosa ormai così: uno è ufficialmente un cretino, il grillozzo, l’altro è un capo politico senza quel titolo sonante usurpato dal demente, e a un centrodestra mezzo sovranista e mezzo europeista, che si stringe come alleanza composita e non del tutto e necessariamente balorda intorno a idee e garanzie di sostenibilità politica, corrisponde un centrosinistra o un Partito democratico coalizzabile o alternativo, ma alternativo non nel brodo del vaffanculo o in altre minestre riscaldate. Forse sogno, ma in mancanza della religione del maggioritario, cioè in un sistema politico che si ritrova ateo, che almeno funzioni un normale meccanismo di politica proporzionalistica. Vabbè, ma questi sono sogni di establishment, onanismi delle élite, ci faranno vedere loro quello che sono buoni a fare con il prossimo quaranta per cento, come già minaccia inconsapevole il grillozzo che ha smarrito il biglietto della lotteria.

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