CLAUSURA

Stefano Di Michele
Meglio dirselo: un po’, non farebbe male a nessuno. Orbi di telefonino  e tablet, Facebook e WhatsApp, senza tuìt e senza tivù, si potrebbe scoprire forse qualcosa di noi meglio della nostra stessa quotidiana rappresentazione
CLAUSURA. Meglio dirselo: un po’, non farebbe male a nessuno. Orbi di telefonino e tablet, Facebook e WhatsApp, senza tuìt e senza tivù, si potrebbe scoprire forse qualcosa di noi meglio della nostra stessa quotidiana rappresentazione. Sarebbe un miracolo – ma i miracoli accadono (chiedere al Papa; oppure a Renzi, non meno prodigo di miracolosi annunci). La clausura è ottimo rimedio – che non a caso la saggezza della Chiesa sperimenta da secoli (il suo problema è proprio che ha un po’ allentato la presa, così che preti e monache e vescovi stanno sempre tra i piedi del mondo, allo stato brado). La riprova si è avuta a Napoli, con le vispe sorelle di clausura che, al “tana libera tutte!” dopo chissà quanti decenni, hanno dato vita – in uno svolazzo di veli e di tonache, simili a rondinelle primaverili – al simpaticissimo assalto a Papa Francesco: le monachelle avevano facce intelligenti e felici e divertite, come poche se ne vedono in giro. Pure Bergoglio pareva piacevolmente sorpreso (e un filo intimorito, per il bellissimo fervore dell’assalto). Sarà che il silenzio e l’assenza rendono più chiaro l’essenziale. Per esempio, e come controprova: nelle stesse ore, più o meno, si svolgeva il convegno della sinistra dem a Roma. Fesso nessuno, sia chiaro: tutte menti piuttosto affilate, quelle. Visi infelici molti. Ecco, allora: un po’ di santa clausura, nel silenzio assoluto: all’ombra del chiostro, o serrati (con la Serracchiani messa di guardia in portineria) in una sorta di Frattocchie. A fare biscottini, a rivedere i film di Veltroni, a rileggere e meditare “Il Paese normale” che fu fondamentale opera dalemiana, a ricamare pizzi per il Maggio fiorentino, a preparare la torta pasqualina. Forse ne uscirebbero rilassati (e chissà, rassegnati). Potrebbe procurare loro un po’ di bene. Al Pd, poi, di sicuro.