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CESSO

s. m. (Trecccani.it: “der. di cessare, nel sign. ant. di ‘allontanare’, cessarsi, ‘ritirarsi’”). Così, negli anni sfrontati di Facebook e dei selfie, etimologicamente, dovrebbe essere il cesso: sinonimo di discrezione, modo defilato di essere e si stare.

23 Febbraio 2015 alle 15:31

CESSO

CESSO s. m. (Trecccani.it: “der. di cessare, nel sign. ant. di ‘allontanare’, cessarsi, ‘ritirarsi’”). Così, negli anni sfrontati di Facebook e dei selfie, etimologicamente, dovrebbe essere il cesso: sinonimo di discrezione, modo defilato di essere e si stare. Dovrebbe, perché poi esiste apposita pagina Facebook – apposita pagina Facebook esiste su tutto – “Cagare in santa pace nel cesso di casa propria”, e peraltro è una vera pandemia di gente che si fotografa tette e culi e piselli e pettorali in quell’ambito, schiantata tra il lavandino e il bidet, cosce cellulitiche strategicamente posizionate sulla lavatrice o nei pressi della scarpiera. Il cesso è tornato all’onore delle cronache – mentre per la verità il cesso, inteso come metafora, dall’onore delle cronache mai esce: per esempio, per quanto riguarda i tifosi olandesi che hanno saccheggiato Roma, tanto calzante risulta l’accostamento col cesso, quanto pertinente quella con il contenuto dello stesso – dopo che l’ing. Chiesa, degli albori di Tangentopoli, ha smentito di aver lì gettato, primavera del 1992, il soldi di una tangente, come invece accade nel film che sta per partire su su Sky. Come andò si vedrà, e del resto certo l’ing. Chiesa come è andata meglio di tutti sa. Resta il fatto che, oltre la disputa in corso, sempre del cesso (non solo della sua funzione pratica, ma della sua stessa forza evocativa) non si può fare a meno. “Sei un cesso!”, il politicamente corretto impone di non dirlo più – né alla chiattona né al disgraziato brufoloso che allunga le mani – ma quasi tutti lo pensano. Nei telefilm americani, il cesso è luogo per eccellenza dei delitti: pieni di malviventi fulminati sulla tazza, di vittime ammazzate mentre si lavano le mani, di agonizzanti con la patta aperta. Porta chiusa davanti alla quale si freme, confidando nella salda tenuta delle chiappe al momento dell’urgenza. Persino luogo di immaginario erotico (“Ai cessi in taxi”, famoso film gay tedesco dei primi anni Ottanta). Ora, l’ing. Chiesa vuole, almeno per quanto lo riguarda, cancellarlo dall’immaginario legato a Tangentopoli. E sia. Giusto, se quei soldi la via dello scarico non presero. Però il cesso sempre caro resterà: per palese utilità, per consolante richiamo, per insopprimibile senso di sicurezza che emana (oltre ad altre cose, che emana, così che “lì dentro ci vuole l’esorcista!”, si può sentire urlare). Così come cantavano gli 883, “chiuditi nel cesso / porta dentro tutta la tua realtà…”.

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