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Stronzo

A Firenze qualcuno ha dato una polpetta avvelenata a Romeo, un bellissimo cucciolo di labrador color miele, di nove mesi, che “studiava” per diventare una guida per i non vedenti. La definizione per chi ha lasciato la polpetta è appropriata.

18 Febbraio 2015 alle 12:33

Stronzo

STRONZO s. m. (Treccani.it: “Massa fecale solida di forma cilindrica”). Ha origine, pare, longobarde – ove stava, la parola “strunz”, per sterco. E’ calzante, precisa, opportuna in molti casi. Per esempio, quello rivelato ieri dal Corriere.it: a Firenze qualcuno ha dato una polpetta avvelenata a Romeo, un bellissimo cucciolo di labrador color miele, di nove mesi, che “studiava” per diventare una guida per i non vedenti. Era addestrato, Romeo, presso la Scuola nazionale cani guida per ciechi di Scandicci. Nel parco dove ha mangiato la polpetta che l’ha ucciso, ha raccontato il veterinario che ha provato a salvarlo, “altre bestiole in passato sono morte per aver mangiato bocconi avvelenati”. Ecco, la definizione di stronzo (per la precisione: stronzo ripetitivo, lui o altri simili a lui), per chi ha lasciato quella polpetta, pare decisamente appropriata. La migliore. C’è solo da pensarlo, questo individuo, per avere la precisa identificazione di uno stronzo: lui che passa, di nascosto, per lasciare il veleno e uccidere così bestiole  indifese; una piccola bestia indifesa che, invece, si preparava ad aiutare esseri umani in difficoltà. La bestia è ammirevole; l’uomo, nel caso (caso che si ripete abbastanza spesso), uno stronzo. Romeo avrebbe svolto il suo onorevole compito di occhi di chi non ha occhi, nella sua onorevole vita, alla luce del sole, e con fierezza; lui, nella sua disonorevole vita, è costretto ad agire nell’ombra, come i pavidi e i meglio delinquenti. Chiunque sia – solo un vile, miserabile, piccolo pezzo di merda è. Appunto, stronzo. Si legge sul dizionario Treccani che la parola stronzo può avere: dim. stronzetto, stronzettino; accr. stronzone; pegg. stronzaccio. E i rispettivi femm. di stronzetta e stronzettina, stronzona, stronzaccia. Allora, per forza di cose, e di dottrina lessicale, l’assassino di Romeo deve rientrare in una di queste categorie. Che poi, a pensarci bene, gli sta meglio la definizione di stronzaccio di quella di semplice stronzo. Pure quella di  stronzone, però, sembra perfetta.

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