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Comando

La sinistra può pure avere (a ragione) Renzi sui coglioni, ma lui ormai può farsi forte (ancor più a ragione) della convinzione di Fidel Castro.

12 Febbraio 2015 alle 12:19

COMANDO s. m. “Atto di comandare, ordine impartito”.  La sinistra può pure avere (a ragione) Renzi sui coglioni, ma lui ormai può farsi forte (ancor più a ragione) della convinzione di Fidel Castro: “La storia mi assolverà”. Ieri, con un solo discorso, ha messo a ferro e fuoco (e sparso sale sulle rovine), un’altra granitica convinzione della sinistra: quella della chiacchiera – che la democrazia precede, è l’astrusa convinzione; che della democrazia è sostanza, è l’enigmatica credenza. E’ andato dai carabinieri, per l’apertura del corso allievi ufficiali (che è comunque sempre tutt’altra soddisfazione, rispetto al fatto di dover dibattere ogni dì con Pippo o qualche tsipratista di risulta), e ha fatto l’elogio tanto dell’arte del comando quanto del sentimento dell’ambizione – se l’uno e l’altra, si capisce, a nobile causa sono votati, piuttosto che a qualche coglionesca intenzione tra il gerarca Catenacci e l’assemblatore di tangenti. “In Italia c’è tradizionalmente un racconto per cui comandare è quasi una parolaccia”, ha detto Renzi (dalla Stampa). Un colpo al cuore a una delle pratiche più diffuse a sinistra – ove il problema è sempre “ben altro”, fioriscono camere “di compensazione”, si sa che “la discussione deve essere approfondita”, ovvio che “il tema è complesso”, meglio sarebbe “un seminario”, persino che “non si può decidere a maggioranza”: e come, allora: a tre quarti? col sorteggio alla lotteria Italia? col gratta e vinci? Piena di belle idee, di belle teste, di belle conversazioni, la sinistra ha sempre un po’ latitato sul versante della buone soluzioni. Il dibattito (spesso attorno a fantozziane “boiate pazzesche”) è la vera passione – deprecabile, quasi sconveniente, la soluzione. Una chiacchiare infinita, senza capo né coda, un ginnico labirinto borgesiano ove sempre si avanza e mai si arriva. Con benemerità impudenza, davanti alla Benemerita plaudente, Renzi ha spezzato un altro paio di tabù – se è vero che un partito non può essere una caserma (pur se certa potrebbe risultare la maggiore utilità di un maresciallo piuttosto che di tanti illustri vocianti da consiglio nazionale o consimili adunate), è pur vero che non può neanche essere sempre e per sempre un divertente, surreale, inconcludente, ciarliero, deambulante, simpatico   circolo Pickwick. L’Arma ha applaudito – c’è il sospetto che molti compagni pure.  

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