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Zecca

Nello specifico: comunista. “Zecche comuniste” – acari parassitiformi, colorito rosso cupo, zampa anteriore sinistra a forma di falce e zampa anteriore destra a forma di martello.

9 Febbraio 2015 alle 18:48

Zecca

ZECCA s.f. (pl. –che). Nello specifico: comunista. “Zecche comuniste” – acari parassitiformi, colorito rosso cupo, zampa anteriore sinistra a forma di falce e zampa anteriore destra a forma di martello. Attaccano, assicurano gli esperti, “rettili, uccelli, mammiferi” e, con particolare accanimento, per la cronaca, Ignazio. Nello specifico: La Russa. Secondo la cronaca di Repubblica, l’ex ministro – in fatto di “zecche comuniste”, per unanime riconoscimento, antiparassitario ad honorem – avrebbe detto: “Sicuramente vi ha mandato qualche zecca comunista!”. Poi, col giornalista del Corriere, ha precisato: “In realtà non ho parlato di zecche comuniste. Ma comunque, come vuole lei: non me la rimangio…”. Come sceneggiatura tra film di Virzì e film dei Vanzina, la rumorosa festa per il compleanno dell’infante larussiano ha richiamato sul posto ben due volanti, quattro sbirri. Dieci minuti prima di mezzanotte. “Non le due di notte. Di venerdì sera, prefestivo…”, precisa il padrone di casa. Il quale Ignazio, peraltro, giura che ai festeggiamenti nemmeno partecipava, ma simil a un Leopardi meneghino (zona Porta Venezia) – “io gli studi leggiadri / talor lasciando e le sudate carte” – nella monacale camera sua se ne stava, a compulsare, sospira, “Norvegian wood” di Haruki Murakami, in ammirevole, nipponico rilassamento. Un La Russa zen, in pratica. E fu proprio nel fatidico “momento dell’happy birthday”, quando più convenientemente si “ode augelli far festa”, che la polizia il campanello suonò. “Deve essere stato qualche radical chic accidioso…”, confessa adesso d’aver pensato l’Ignazio. E agli sbirri auscultatori subito significò: “Questo è una porcata organizzata da qualcuno…”. Che le “zecche comuniste”, si sa, di tali complotti a base di decibel altrui son capaci – manco i loro, ci mettono. Mesta robetta da lite condominiale – soltanto illuminata da quel radioso riapparire sulla scena delle gazzette dei gloriosi sovversivi parassiti (stavolta con scorta poliziesca, però). Al Foglio, Ignazio l’Antiparassitario, assicura: “Io ‘zecche comuniste’ non l’ho detto. Anche perché a Milano non si usa, è un termine usato a Roma… C’era con me un amico avvocato, che ha detto ‘saranno stati i comunisti!’, ma senza zecche.. Se poi dicono che l’ho detto, che c’è di male? Per me, chi l’ha riferito ai giornali dev’essere romano…”. Solo comunisti, allora, però d’ogni residua zecca orbi? “Ma neanche comunisti, saranno radical chic… Mica del palazzo mio, però, di quelli vicini…”. Inquilini, coinquilini, casigliani – dal sospetto tutti assolti! Si vede che oggidì il comunista, sia in versione zecca che in versione radical chic, è tale e quale il mitico brigadiere Pasquale Zagaria di Lino Banfi: ama il silenzio, oltre che la mamma e la polizia.

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