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Non siamo una sottocultura

Duro discorso del Papa sulla libertà religiosa nell'Indipendence Mall di Philadelphia, davanti alla comunità ispanica: “Diverse forme di tirannia moderna cercano di sopprimere la libertà religiosa o cercano di ridurla a una sotto-cultura senza diritto di espressione nella sfera pubblica".

26 Settembre 2015 alle 22:42

Non siamo una sottocultura

Il Papa ha tenuto il discorso sulla libertà religiosa nell'Indipendence Mall di Philadelphia

Philadelphia. Barack Obama non era presente all’Indipendence Mall di Philadelphia mentre il Papa pronunciava il suo discorso sulla libertà religiosa davanti alla locale comunità ispanica e ad altri gruppi di immigrati, ma non gli sarà sfuggito il passaggio in cui Francesco ha dato manforte alle già rumorose dichiarazioni dell’episcopato americano circa la riduzione della libertà religiosa a mera libertà di culto, questione che è deflagrata in modo impetuoso sul terreno dell’Obamacare e dei matrimoni omosessuali. Pur senza attacchi frontali o entrate a gamba tesa sui motivi delle battaglie portate avanti negli ultimi anni dai vescovi statunitensi, il Papa ha chiarito anche all’attuale Amministrazione che libertà religiosa non significa solo rilasciare dichiarazioni contrita quando qualche chiesa viene data alle fiamme o quando a intere comunità di cristiani nel vicino oriente viene negata la possibilità di pregare. “In un mondo dove le diverse forme di tirannia moderna cercano di sopprimere la libertà religiosa – ha detto Francesco – o cercano di ridurla a una sotto-cultura senza diritto di espressione nella sfera pubblica, o ancora cercano di utilizzare la religione come pretesto per l’odio e la brutalità, è doveroso che i seguaci delle diverse religioni uniscano le loro voci per invocare la pace, la tolleranza, il rispetto della dignità e dei diritti degli altri”.

 

Nel suo discorso, il Papa è partito dalla Dichiarazione di Indipendenza, la quale “ha affermato che tutti gli uomini e le donne sono creati uguali, che sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, e che i governi esistono per proteggere e difendere tali diritti”. Parole “vibranti”, ha detto Francesco, “che continuano a ispirarci ancora oggi”, anche se “questa verità va costantemente riaffermata, fatta propria e difesa”. La storia degli Stati Uniti “è anche quella di uno sforzo costante, fino ai nostri giorni, per dare corpo a questi alti princìpi nella vita sociale e politica”, basti pensare alle grandi lotte “che hanno portato all’abolizione della schiavitù, all’estensione del diritto di voto, alla crescita del movimento dei lavoratori ed allo sforzo progressivo per eliminare ogni forma di razzismo e di pregiudizio diretti contro le ondate successive di nuovi americani”. Questo dimostra, ha aggiunto il Papa, “che quando un Paese è determinato a rimanere fedele ai suoi princìpi fondatori, basati sul rispetto della dignità umana, diventa più forte e si rinnova”.

 

La libertà religiosa, che è “un diritto fondamentale che plasma il modo in cui noi interagiamo socialmente e personalmente con i nostri vicini”, ha sottolineato Francesco, “implica certamente il diritto di adorare Dio, individualmente e comunitariamente, come la coscienza lo detta. Ma la libertà religiosa, per sua natura, trascende i luoghi di culto, come pure la sfera degli individui e delle famiglie. Le diverse tradizioni religiose, ha aggiunto il Papa, “servono la società anzitutto mediante il messaggio che proclamano. Esse invitano gli individui e le comunità ad adorare Dio, fonte di ogni vita, della libertà e della bontà. Ci richiamano la dimensione trascendente dell’esistenza umana e la nostra irriducibile libertà di fronte ad ogni pretesa di potere assoluto”.

 

[**Video_box_2**]Il Papa – dopo aver ribadito la necessità del dialogo interreligioso tra "uomini e donne" di fede diversa – ha osservato come il mondo di oggi sia “soggetto alla globalizzazione del paradigma tecnocratico che mira consapevolmente a un’uniformità unidimensionale e cerca di eliminare tutte le differenze e le tradizioni in una superficiale ricerca di unità. Le religioni hanno quindi il diritto e il dovere di far comprendere che è possibile costruire una società in cui un sano pluralismo, che davvero rispetti gli altri e i valori come tali è un prezioso alleato nell’impegno per la difesa della dignità umana”, “una via di pace per il nostro mondo ferito”.

 

Infine, parole a braccio sulla globalizzazione: "La globalizzazione non è una cosa cattiva, al contrario. Quel che può essere cattivo è il modo in cui si globalizza. Globalizzare salvaguardando le peculiarità dei singoli individui e dei singoli popoli è una cosa buona".

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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