Mazzone-Ventura, gemelli diversi

Maurizio Crippa

“Oggi il mio Brescia sarebbe da Champions”, dice Carletto. Sembra uno che la spara grossa e invece è molto probabile che abbia ragione lui. Il ct della Nazionale invece teme l'Albania

In realtà hanno undici anni di differenza, che a quell’età, se proprio non sei Sean Connery, di solito si vedono. Eppure Giampiero Ventura e Carletto Mazzone sembrano gemelli diversi. Va da sé che sua romanità Carletto, festeggiato per i suoi ottant’anni il giorno di San Giuseppe, venerato maestro (detto senza ironia) di due generazioni di calcio, da Baggio a Totti, calcisticamente parlando sembra quello moderno. Uno che dice “oggi il mio Brescia sarebbe da Champions”, e come sempre in tutta la vita sembra che uno che la spara grossa, da gradasso di panchina, e invece è molto probabile che abbia ragione lui. Come sempre, o quasi. Giampiero Ventura da Genova sembra un suo fratello precocemente invecchiato. Stesso sguardo orgoglioso e affaticato di chi s’è mangiato tutta la gavetta, stessa naturale resilienza verso tutto ciò che è comunicazione, modernità mediatici, persino sartoria. Stessa visione terragna, muscolare del gioco. Guardinga come chi sa che è nella vita è bello darle, ma è più facile prenderle. Ventura è uno che dice “l’Albania è un test difficile”, e non lo direbbe nemmeno Mattarella a cena con Gentiloni. E che l’Italia ai Mondiali “vi stupirà”. Ma se prima “ci va”. E questo lo avrebbe detto anche il prete del mio oratorio. E se l’avesse detto Carletto Mazzone sarebbe suonata come una botta di vita, un’intemperanza da ragazzini. Ronf.

  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"