Massimiliano Allegri e le "teste di ravanello"

Maurizio Crippa

Dopo 90 minuti a imparare bel calcio dalla Viola e un recupero di quasi altri trenta, Max se l’è presa con il quarto uomo, “sei una testa di ravanello”, gli ha detto più o meno

“E sempre allegri bisogna stare”, come cantava Dario Fo (in combutta con Jannacci). Stare allegri quando si prendono due calci ben assestati nei maroni dall’allenatore che probabilmente si siederà sulla tua panchina il prossimo anno, non è mica da tutti. Senz’altro non è da Massimiliano Allegri detto Max, che del resto è un caratteraccio di un livornese, che anche quando è allegro e ride mette lì una ghiera di denti che pare uno squalo col rictus, più che altro. Siccome non è un fuoriclasse del bon ton – ma chi lo è, quando perde? – domenica sera, dopo 90 minuti a imparare bel calcio dalla Viola e un recupero di quasi altri trenta, come solo alla Signora quando perde capita di avere, Max Allegri se l’è presa con il quarto uomo, “sei una testa di ravanello”, gli ha detto più o meno. E il motivo, pare, siccome di altri non ne aveva, sarebbe che il quarto uomo era stato molto intransigente con lui quando usciva dalla sua area tecnica, e molto meno con Paulo Sousa. Vi sembra un buon motivo, pensandoci a mente fredda, per dare della testa di ravanello a un quarto uomo? Quando poi – come a Doha, e come altre volte quest’anno – l’allegrone avrebbe dovuto piuttosto insultare i suoi giocatori: “Brutte teste di ravanello! Volete uscire o no dalla mia area tecnica, ed entrare finalmente in campo?”.

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  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"