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Nuovo cinema Mancuso, restando a casa

Il divano non è tanto scomodo, e abbiamo tanti film da vedere. Eccone una selezione. E quando finirà la quarantena, un brindisi a chi ha inventato lo streaming

14 Marzo 2020 alle 06:00

Gli sceneggiatori dovrebbero raccontare con buona scrittura le cose del mondo – amori, amicizie, litigi, vendette, rapine in banca, guerre, disastri e tutto il resto. Ma dovrebbero farlo dopo che queste cose son successe. Perlomeno, fuori dalla categoria “film di fantascienza”, che peraltro raramente ci azzeccano: avremmo dovuto nutrirci di pillole e diventare intelligentissimi (teste grandi e corpicini, nel disegno) e invece fotografiamo il cibo prima di mangiarlo, e crediamo a tutte le bufale.

Scott Z. Burns – lo sceneggiatore di “Contagion” diretto da Steven Soderbergh – ha azzeccato praticamente tutto, nove anni fa. Variety lo ha interrogato ieri per capire dove si era procurato le informazioni. Precisissime: il dottor Sanjay Gupta che insegna le misure precauzionali sulla Cnn lo faceva già nel film, scritturato nella parte di se stesso. E sono quelle che sappiamo, a cominciare da “lavarsi le mani, lavarsi le mani, lavarsi le mani”.

 

E poi “stare a casa, stare a casa, stare a casa”. L’equivalente – fatte le proporzioni – di quel che succede nel film “World War Z” di Marc Foster. Siccome lì la minaccia sono gli zombie, e il contagio avviene attraverso i morsi, sul collo o altrove, come fa Israele a restare immune dall’epidemia? Facile, obbliga l’intera popolazione a cavarsi i denti. Quindi stiamo a casa: il divano non è tanto scomodo, e abbiamo tanti film da vedere (quando finirà, un brindisi a chi ha inventato lo streaming).

 

Mr Burns voleva scrivere un film catastrofico senza mostri né alieni, e aveva sentito i suoi genitori preoccupati per l’aviaria (Soderbergh disse subito: “Ci sto”). Servirono un paio d’anni di ricerche. Interrogò un medico che aveva contribuito negli anni sessanta alla definitiva scomparsa del vaiolo. Un virologo della Columbia University, tale Ian Lipkin, accettò di far da consulente, a patto che poi sceneggiatore e regista non lavorassero di fantasia (ogni volta che diciamo: “proprio quel che sta succedendo adesso”, è perché Burns aveva studiato bene la lezione del virus che colpisce all’ora dell’aperitivo, e addio per sempre noccioline nella ciotola).

 

In “Contagion” il presidente degli Stati Uniti si ritira per non ammalarsi (qualcuno dovrà pure guidarlo, il paese, intubati è difficile). Nella realtà – avranno mica ragione, quelli convinti che supera sempre la fantasia? – Donald Trump passa dal negare l’evidenza all’emergenza nazionale. Anche se tra i contagiati c’è Tom Hanks, l’eroe americano. Altro cortocircuito tra le prime pagine e Hollywood, che sta cominciando a calcolare quanto costerà bloccare le produzioni e rimandare le uscite. Per finire: sembra che “forsizia” – la cura ricavata dalle piante che il blogger Jude Law nel film spaccia come miracolosa – sia stata adottata dai cinesi con scarsa fiducia nel governo come parola in codice per dire “menzogna”.

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