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Goldstone - Dove i mondi si scontrano

La recensione del film di Ivan Sen, con Aaron Pedersen, Alex Russell, Jacki Weaver

9 Agosto 2019 alle 16:07

Australia. Miniera. Grandi spazi. Paesaggi al tramonto. Aborigeni e colonizzatori, che poi non lo erano davvero, erano piccoli e grandi criminali inglesi trascinati agli antipodi per scontare la pena (altri finivano deportati in Virginia, come Moll Flanders nel romanzo di Daniel Defoe, che già in copertina offre un assaggio al lettore goloso: “Nacque nella prigione di Newgate, fu per dodici anni prostituta, si sposò cinque volte di cui una con suo fratello, e dopo otto anni di deportazione divenne ricca, visse onestamente e morì pentita”). Strade che sembrano andare verso il nulla, con a bordo un guidatore ubriaco. Così “Goldstone” si presenta allo spettatore che quasi sicuramente non ricorda “Mistery Road”, di cui questo film sarebbe il seguito.

 

Due su due, questa settimana, i film con un precedente che ai più sfugge, l’altro è “The Quake” (le tattiche per portare pubblico al cinema d’estate hanno una logica tutta loro). Personaggio fisso, l’investigatore aborigeno Jay Swan, appunto l’alcolizzato al volante: quando il poliziotto lo ferma e gli chiede di uscire dal furgone quasi non si regge in piedi. Ma ha il tesserino, e un caso su cui indagare: una ragazza asiatica scomparsa (all’inizio del film, nelle foto d’epoca che ritraevano gli operai della miniera chiamata Furnace Creek, molte erano le facce orientali). L’investigatore va nei terreni attorno alla miniera, e si ritrova circondato dai poliziotti. Prima ancora gli hanno sparato mentre dormiva (ha preso alloggio in un curioso motel con le roulotte per camere, per consolarsi va da una puttana, in un camper tutto rosa con la scritta Pinky). C’è una speculazione in atto – lo spettatore sveglio, intendiamo “rimasto sveglio fin qui”, lo aveva già capito – e la sindachessa Jacki Weaver (sempre bravissima in questi ruoli da signora del crimine, o almeno fiancheggiatrice) cerca di ingraziarsi il poliziotto locale.

 

Se reggete i tempi – e non è da tutti, questo finisce per essere un mestiere di pubblica utilità – sarete informati sui vari contenziosi in atto tra popolazione locale, discendenti degli aborigeni, disgraziate a cui viene sottratto il passaporto e indicata la strada del bordello.

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