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Il traditore

di Marco Bellocchio, con Pierfrancesco Favino, Luigi Lo Cascio, Fabrizio Ferracane, Fausto Russo Alesi

24 Maggio 2019 alle 17:22

Doppiatelo e intitolatelo “Il padrino - parte IV”, farà un mucchio di soldi. Dava il consiglio – via tweet – un critico americano che pur sforzandoci non riusciamo a ritrovare. A Marco Bellocchio farà molto piacere e un po’ dispiacere. Piacere, perché non capita tutti i giorni di essere paragonati a Francis Ford Coppola (quando era bravo, gli ultimi film girati in libertà sono un riuscitissimo spot a favore dei produttori). Dispiacere, perché l’intenzione non era girare un film sulla mafia ma un film di impegno civile. Siccome le intenzioni non sono tutto, “Il traditore” è avvincente, ben riuscito e a suo modo spettacolare, fino alla messa in scena del maxiprocesso avviato grazie alle dichiarazioni di Buscetta. Quando inizia il processo contro Giulio Andreotti, entra l’ideologia e il cinema ne esce un po’ ammaccato (però funziona come magnifico acchiappa-applausi, lo è stato anche al Festival di Cannes dove era l’unico film italiano in concorso). Tommaso Buscetta è Pierfrancesco Favino, mai così bravo – quando i ruoli sono ben scritti, gli attori hanno materiale su cui lavorare. Vale anche per il resto del cast, e una menzione speciale va ai dialoghi in siciliano stretto (quello vero, non la lingua reinventata da Andrea Camilleri). Una nota di demerito è invece già pronta per chi sostiene: “Siamo obbligati a doppiare i film, gli spettatori non vogliono i sottotitoli”: com’è che non li vogliono quando il film è in inglese, e invece vanno benissimo quando il film è in dialetto? “Il traditore” si apre su una gran festa mafiosa: fuori le armi e dentro i cannoli, brindisi “a una pace che non deve finire mai”. Tommaso Buscetta non si fida dei corleonesi e se ne va in Brasile, evidentemente qualche soldarello da parte lo aveva. Lo arrestano, lo riportano in Italia, comincia a parlare con il giudice Falcone. Non si considera un traditore né un pentito: i traditori sono gli altri, la vecchia mafia non ammazzava donne e bambini. Sostiene di non aver mai spacciato droga. Garantisce che “i capi di Cosa Nostra una volta viaggiavano in tram”. La frase precisa che usiamo per lodare i bravi sceneggiatori del cinema che fu.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    31 Maggio 2019 - 15:03

    Tutti in tram, dai vecchi capi di Cosa Nostra ai bravi sceneggiatori passando per il presidente della Camera.

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