cerca

Opera senza autore

di F. H. von Donnersmarck, con Tom Schilling, Sebastian Koch, Paula Beer, Saskia Rosendahl

5 Ottobre 2018 alle 18:07

Artisti. Il ragazzino viene condotto dalla zia un po’ matta – si mette nuda al pianoforte – alla mostra di “arte degenerata” (vernissage: 19 luglio 1937 a Monaco di Baviera). I compassati visitatori commentano, con un po’ d’anticipo: “Anche un bambino lo saprebbe fare”. Il ragazzino guarda con curiosità i quadri, si capisce che ha un temperamento artistico. Serviranno tre ore di film per vederlo sbocciare senza costrizioni. Kurt Barnet – l’attore è Tom Shilling, il personaggio ruba parecchio alla biografia del pittore tedesco Gerhard Richter, qui virata in melodramma – finita la guerra frequenta la scuola d’arte. Nella Germania dell’est, costretto a dipingere affreschi con il sol dell’avvenire, le spighe di grano, i trattori, il fanciullo e la fanciulla che avanzano sorridenti e fiduciosi. Siamo a due dittature, entrambe impediscono agli artisti di fare gli artisti (l’eccentrica zia Elisabeth, teniamolo a mente, non fa in tempo a vedere gli alleati che bombardavano Dresda: un medico nazista mette una crocetta sulla sua casella clinica: “Eliminare per la purezza della razza”). Finalmente Kurt va a ovest, il Muro di Berlino ancora non era stato costruito e bastava qualche fermata in più di metropolitana. Libero di esprimersi? Ma neanche per idea. All’Accademia regnano incontrastate le neoavanguardie. Guai al figurativo, sconcezza del passato. Via con il concettuale e il materico: piantare chiodi su una sedia, lanciare colori sulla tela, plasmare blocchi di grasso giallastro. Un giovanotto che somiglia tanto a Joseph Beuys spiega perché “la verità sta nel grasso”: il nostro ne ricava un’illuminazione che gli svolterà la carriera artistica. Sul côté melodramma, intanto: il cattivo nazista si ricicla come gerarca comunista e sceglie il pittore sbagliato per un ritratto con l’uniforme (c’entrano anche una ragazza e un grande amore contrastato). Piena confessione: a Gerhard Richter non abbiamo mai perdonato “Betty”, la signorina con la giacca a fiori rossi dipinta di nuca, puntuale sulle copertine dei romanzi mediocri che vogliono darsi un tono. Gerhard Richter non perdonerà al film la fotografia da realismo socialista.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi