cerca

Un preoccupante silenzio. Come la musica può ripartire dopo il Covid

Tra teatri chiusi e distanziamento sociale. Parlano Michele dall’Ongaro presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Andrea Lucchesini direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana, e Sebastian Schwarz sovrintendente del Teatro Regio di Torino

22 Aprile 2020 alle 16:52

Un preoccupante silenzio. Come la musica può ripartire dopo il Covid

foto LaPresse

Un silenzio ingombrante risuona nei teatri al tempo del coronavirus. Il silenzio degli strumenti deposti nelle custodie chiuse come le bocche dei cantanti e di tutti gli artisti obbligati a fermarsi da una crisi oramai divenuta mondiale. La situazione è sotto gli occhi di tutti. Sospese le stagioni in Italia e all’estero, poche possibilità che si possa rialzare il sipario in tempi brevi. Difficile fare previsioni quando si contano quotidianamente centinaia di morti. L’esperienza e la storia insegnano che nei momenti più ostili la musica è stata portatrice di rinascita. Lo ricorda Michele dall’Ongaro presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia: “L’11 maggio del 1946 Toscanini diresse il concerto con cui veniva riaperto il Teatro alla Scala, distrutto nel 1943 dai bombardamenti. Cadeva il muro di Berlino e si innalzava il suono del violoncello di Rostropovič. La musica è uno strumento per ripartire: mai sottovalutare la sua potenza”.

 

Sulla stessa linea Andrea Lucchesini direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana: “Negli anni della grande crisi Argentina fui chiamato a tenere un recital pianistico a Buenos Aires. La gente che aveva perso tutto chiedeva che non sparisse la musica dai teatri. Il popolo era disposto a mangiar meno pur di assistere ai concerti”.

 

Sebastian Schwarz sovrintendente del Teatro Regio di Torino definisce “drammatica” la situazione. “In un periodo così buio la cultura è un sostegno e un invito ad andare avanti. Tutti noi che lavoriamo al Regio siamo amareggiati perché viviamo per il teatro e per il nostro pubblico. Ora ci si sente inutili”.

  

I dati per quanto riguarda l’Accademia li presenta lo stesso dall’Ongaro: “A marzo abbiamo avuto un mancato incasso di quasi un milione di euro questo incide pesantemente sul pareggio di bilancio”. Per far fronte a questa situazione tutte le istituzioni stanno istituendo tavoli di lavoro con i sindacati per stabilire tempi e modi di applicazione degli ammortizzatori sociali.

 

Allo stesso tempo si cerca di strutturare un’offerta “alternativa” che sfrutti la rete, i social - media per portare nelle case un po’ di musica. La Filarmonica ha lanciato un contest per musicisti dai diciotto ai trent’anni. “Quando potremo riprendere le nostre stagioni – afferma Lucchesini – dovremo modificare molte cose. Le frontiere probabilmente saranno chiuse e gli spostamenti degli artisti meno scontati. Sarà l’occasione per dare spazio ai nostri giovani talenti che troveranno palchi prestigiosi sui quali affermarsi. Il contest è nato proprio da questa constatazione”. Più cauto Schwartz: “Anche il Regio non vuole perdere il contatto con il suo pubblico e stiamo implementando la proposta “virtuale” con #operaonthesofa. Ma sappiamo tutti che la musica, l’opera, il concerto sono esperienze che vanno vissute dal vivo. Nulla può sostituire l’esperienza comunitaria del fare musica e della sua fruizione”.

  

In questi giorni in cui si discute sulle modalità di ripresa della vita quotidiana e tutti concordano sulla necessità di continuare il “distanziamento sociale” ci si chiede come poter fare allora musica? Come coinvolgere il pubblico? I nostri interlocutori concordano sulla necessità di trovare nuove vie. Lucchesini ipotizza “concerti più brevi e replicati in più giorni così da poter limitare l’accesso in teatro permettendo però a tutti di assistere agli spettacoli”.  Schwarz non ha perso le speranze “di ripartire con la stagione in corso oppure organizzare un grande concerto estivo che segni un nuovo inizio”. Per dall’Ongaro la rete e le nuove tecnologie saranno nostre alleate assieme a un’attenta e ben strutturata organizzazione che permetta a tutti, pubblico e artisti, di ripopolare le sale. “Sempre nel rispetto delle indicazioni che giungeranno abbiamo vari progetti: una stagione di musica da camera, vari concerti solistici e per gruppi più numerosi. Noi potremmo riprendere anche il 4 maggio ma dobbiamo attenerci alle indicazioni. Intanto voglio dire questo: quando la crisi sarà superata tutti ritorneremo al significato primordiale della musica: una questione di vita o di morte. Con la musica ritornerà a esserci la vita”.  

Mario Leone

Nato nel 1981 a Gravina in Puglia. Da quando ha coscienza non ricorda una giornata senza musica: suonata, studiata, ascoltata o scritta. Il pianoforte e il coro gli studi di tutta la vita.  L'insegnamento una divertentissima sfida. Cerca di seguire le regole di vita musicale del compianto Schumann e intanto scrive anche per il Corrieremusicale. La musica o è bella o è brutta. Questa è l'unica distinzione. L'Urbe l'ha adottato. Hélène Grimaud l'ideale di donna. Milanista “from the cradle to the grave”.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi