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Da Astro del ciel a Let it snow!

Per tradizione e atmosfera a Natale può bastarci una canzone

Le vacanze di dicembre sono piene di musica e ritornelli che conosciamo a memoria. I pezzi migliori mai scritti, quelli che hanno cambiato la nostra percezione, quelli insultanti e provocatori. Un decalogo

25 Dicembre 2019 alle 06:00

Che feste sarebbero senza le canzoni natalizie? La colonna sonora degli ultimi giorni dell’anno è un ingrediente immancabile tanto quanto il panettone e l’albero. E sì, un po’ come ‘o presepe di Casa Cupiello non è detto che debbano piacere a tutti. Anzi. L’avvento degli evergreen natalizi, o sarebbe il caso di dire l’assedio, disturba qualcuno. Addirittura una psicologa britannica, Linda Blair, l’anno scorso spiegò che un abuso da ascolto di classici natalizi fa male alla salute perché i tormentoni entrano in testa e si fa fatica a pensare ad altro. Altri studiosi hanno evidenziato come l’ascolto di brani natalizi trasmessi in diffusione in negozi e grandi magazzini incentivi le vendite. E allora, poiché anche sotto Natale, anzi soprattutto a Natale, i soldi fan girare il mondo, l’overdose da canzoni natalizie si ripete ogni anno. Il genere è quanto mai affollato e in realtà è una prerogativa molto anglosassone. La musica leggera italiana, infatti, non ha mai partorito grosse hit commerciali natalizie. Dalle nostre parti resistono i superclassici tradizionali, roba come “Tu scendi dalle stelle” e “Astro del ciel”. Inevitabile, in un certo senso, perché se c’è una festa della tradizione quella è da sempre il Natale. Ma in America, dove il concetto di “tradizione” va declinato su altri archi temporali, quelli di una nazione giovanissima, la musica leggera ha partorito negli anni dei classici che si sono affiancati ai brani religiosi che mettevano in evidenza l’aspetto cristiano della festività, puntando piuttosto sulle atmosfere, le usanze, il contorno del Natale che nei decenni è diventato sempre più sostanza della festa.

  

Un nuovo genere che comincia negli anni Trenta e sforna nei due decenni successivi evergreen destinati a resistere per moltissimi anni, diventando patrimonio collettivo, non solo degli americani ma del mondo intero, anche grazie al cinema hollywoodiano che a quelle note attingerà per accompagnare i film natalizi. La golden age della canzone di Natale americana sta tutta lì, tra i Trenta e i Quaranta. Ma anche nel Dopoguerra si aggiungeranno altre canzoni, con il significativo contributo dei britannici che a più ondate “invaderanno” l’America a suon di note. E se i crooner di ogni tempo manterranno vivi i superclassici di Bing Crosby e Frank Sinatra, basti pensare al cantore natalizio per antonomasia Michael Buble, altri pezzi soprattutto degli anni Ottanta irromperanno sul Natale, tutta roba proveniente da questo lato dell’Atlantico. E capiterà persino che nelle Isole britanniche, la canzone sotto l’albero più amata sarà una (bellissima e intelligente) ballata da ubriaconi infarcita dal turpiloquio.

  

Ma come nasce un classico di Natale? Quale alchimia produce l’evergreen sotto l’albero, destinato a durare nel tempo? Ecco la storia di dieci superclassici natalizi che ciascuno di voi avrà ascoltato decine di volte in questa parte dell’anno. Dieci storie che spaziano da Sinatra agli ex Beatles, dagli anni della Guerra mondiale a quelli del Vietnam. Una curiosità: la più recente hit natalizia risale ormai a venticinque anni fa. Non che nel Ventunesimo secolo non siano ancora uscite buone canzoni natalizie, ma il superlcassico deve ancora vedere la luce.

Salvo Toscano

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