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E adesso tutti a dire che Paradiso c’entra con l’indie quanto Renzi con Marx

Non vedevamo l’ora, tutti, di dire che il frontman è venuto fuori per il precisino fighetto romano che è. E invece sembra che sia la parte lesa e non il giuda

19 Settembre 2019 alle 06:00

E adesso tutti a dire che Paradiso c’entra con l’indie quanto Renzi con Marx

Sorpresa. Tutto quello che credevamo di sapere sulla seconda scissione del 17 settembre, il vero retroscena romano e quindi politico dell’anno, potrebbe essere sbagliato. Potrebbe essere una storia istruttiva, ricostruiamo per bene l’antefatto. Dunque. C’è l’apocalisse nel centro sinistra e pure in quelli che cantavano, due estati fa, che c’era l’apocalisse in centro. Erano i Thegiornalisti, unici indie (ormai ex indie) romani di Roma nord anziché di Roma est, quelli il cui frontman, Tommaso Paradiso, ha annunciato che “non esistono più”, martedì sera, mentre gli italiani ridevano amaramente della scissione renziana, annunciata ufficialmente poche ore prima, e infatti i meme sui social network, che sono il nuovo Blob del popolo, hanno unito le due vicende con esiti meravigliosi (medaglia d’oro alla copertina finta del Rolling Stone con la faccia di Renzi sovrapposta a quella di Paradiso e sotto scritto “The Scissionisti”).

  

 

Tommy ha fatto sei storielle Instagram per dire che ci sono stati problemi di cui non ci metterà a parte, che è consapevole di come tutto questo attirerà maldicenze, critiche, polemiche e pure attacchi dai diretti interessati, gli altri due componenti della band, uno dei quali, Marco Rissa, ha subito colto la palla al balzo scrivendo, sempre in una storia Instagram, che la decisione è stata tutta di quello là che neppure ha menzionato (su Instagram si menzionano solamente gli amici, i nemici si lascia intendere chi siano), che i Thegiornalisti continueranno a suonare, che se “un componente” vuole fare più soldi vada pure, bacioni. I fan – e pure i detrattori - sono cascati dalla sedia, meno di due settimane fa i Thegiornalisti avevano tenuto un mega maxi concerto al Circo Massimo con molti ospiti e molto pubblico (45 mila persone) ed erano sembrati più affiatati che mai.

  

I detrattori – e pure i fan – hanno hanno preso ad attaccare Paradiso per l’uscita triste, ridicola: un lavaggio di panni sporchi in pubblico, zero rock’n’roll e cento comaresco; un copione troppo visto di passivo aggressività. Per non dire della zuffa di tre maschietti che invece che le mani hanno menato le password dei profili social così da impedirsi vicendevolmente di parlare con il pubblico. Non vedevamo l’ora, tutti, di dire che Tommaso Paradiso è venuto fuori per il precisino fighetto romano che è, uno che con l’indie c’entra quanto Renzi con il marxismo, e che lui è l’esempio perfetto della corruttibilità dell’arricchito, e dell’individualismo di una generazione intera (millennial, cosa ve lo diciamo a fare), le cui voci, persino quelle rock, indipendenti, underground, non sopportano a lungo di condividere gioie, dolori, letto, luci della ribalta con altri.

  

Di Tommaso Paradiso era assai facile pensarlo, visto che il successo dei Thegiornalisti è stato il suo e basta. Sulle sue spalle, sulla sua faccia e sui suoi golfini sono stati versati il bello e il brutto, l’amore e l’odio. E invece sembra che Tommaso Paradiso sia la parte lesa e non il giuda. Sembra che da mesi il manager della band cercasse di convincerlo a mollare gli altri due, smarcarsi dal gruppo e non per fondarne un altro, un Thegiornalisti Vivi, per dire, bensì per puntare su sé stesso e basta – dopotutto siamo nell’epoca del fai di te il tuo brand, il tempo in cui non si tifa la squadra ma il giocatore. Paradiso, tuttavia, spregiudicato forse solo in apparenza, un Gerry Calà di “Sapore di mare” in purezza, si sarebbe rifiutato di rinunciare ai compagni di sempre: sarebbero stati loro però a metterlo alle strette, ribellandosi a contratti che pure avevano firmato e contro i quali hanno deciso di alzare la voce quando speravano di poter contare su un maggiore potere contrattuale. E che ci fosse un calcolo viene da sospettarlo anche perché Leo Pari, che è salito sul palco con loro al Circo Massimo, ieri era dato per possibile sostituto di Paradiso – a noi ha detto “NO COMMENT, co’ e lettere cubbitali grandi quanto er Colosseo”, e tra adulti che hanno visto molte scissioni e anche molte molestie sappiamo che no means no, e no comment means yes, ma staremo a vedere.

  

Anche il manager non dice niente. Parlano soltanto le Instagram Stories, che se il giuda fosse stato Paradiso, in effetti, a rileggerle e riguardarle con il senno di poi, avrebbero dovuto essere più misurate, calibrate, adulte e non, invece, così somiglianti a quella loro canzone che fa “Spero che non ci incontreremo mai più per non perdere l’ultimo briciolo di dignità che mi rimane”. Ma chissà. Intanto rileviamo che ormai persino le rock band, quando si sfasciano, fanno come la gente che “si lascia al passo con i Kardashian”.

Simonetta Sciandivasci

Nata a Tricarico nel 1985 e cresciuta tra Matera e Ferrandina, ora vive a Roma, senza patente. Libri, uno: La Domenica Lasciami Sola (Baldini&Castoldi, 2014). Scrive su Il Foglio, Linkiesta, Rolling Stone, La Verità. È redattrice di Nuovi Argomenti.
Tanto vale vivere.

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