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Niente Bataclan per il rapper filo islamista Médine

Dopo le proteste delle famiglie delle vittime del 13 novembre, il cantante che incita al jihad ha annullato il concerto

22 Settembre 2018 alle 06:00

Niente Bataclan per il rapper filo islamista Médine

Il rapper Médine

Médine, il rapper filo islamista autore delle canzoni “Don’t Laïk” e “Jihad”, dove invita a “crocifiggere i laici come sul Golgota” e a “lanciare fatwe sulla testa degli stronzi”, come Nadine Morano e Jean-François Copé, esponenti della destra gollista francese, non suonerà al Bataclan. Dopo le petizioni, le proteste della classe politica e l’indignazione delle famiglie delle vittime, i concerti del rapper franco-algerino previsti per il 19 e il 20 ottobre nella sala che fu teatro degli orrori islamisti del 13 novembre 2015 sono stati annullati. “Médine e il Bataclan hanno deciso, per calmare gli animi, che i concerti inizialmente previsti per il 19 e il 20 ottobre si svolgeranno in un’altra sala parigina. Speriamo che Médine possa accogliere il suo pubblico nelle migliori condizioni possibili”, ha scritto in un comunicato la sala spettacoli situata nell’Est parigino.

 

  

Una “decisione dolorosa”, dice Médine

“Abbiamo preso la decisione dolorosa di annullare le due date al Bataclan. Alcuni gruppi di estrema destra hanno previsto di organizzare manifestazioni con lo scopo di creare divisioni, non esitando a manipolare e a ravvivare il dolore delle famiglie delle vittime. Per rispetto verso queste stesse famiglie e per garantire la sicurezza del mio pubblico, i concerti non possono essere confermati”, ha scritto il rapper franco-algerino sulla sua pagina Facebook, prima di aggiungere: “Tutto quello che volevo era suonare al Bataclan”.

  

 

 

Le proteste delle famiglie delle vittime del 13 novembre

Il rapper, come aveva già fatto tre mesi fa parlando di “limitazione della libertà d’espressione”, ha puntato il dito contro i “gruppi di estrema destra”. Peccato che a protestare contro la sua venuta al Bataclan siano state anzitutto le famiglie delle vittime, indignate dall’idea che un cantante che posa sul suo album “Jihad, le plus grand combat est contre soi-même” (sotto la foto della copertina) con una scimitarra rivolta verso il basso e dice “mi basta Allah, non ho bisogno di essere laicizzato” possa andare in scena lì dove si è consumata una delle pagine più nere della storia di Francia, con 92 innocenti assassinati al grido di “Allah Akbar”. Giovedì 20 settembre Philippe De Veulle, avvocato di due vittime italiane degli attentati del 13 novembre, aveva parlato di “umiliazione” in caso di esibizione di Médine al Bataclan. Il legale aveva anche chiesto l’apertura di un’inchiesta preliminare per le frasi del rapper, che “incitano all’odio, alla violenza e alla discriminazione”.

 

Amico di Dieudonné

Tra le amicizie sulfuree di Médine, spicca quella con Dieudonné M’Bala M’Bala. Nel gennaio del 2014, invitato come ospite su Radio Skyrock, Médine non si espresse soltanto sui suoi progetti musicali a venire, ma approfittò del palcoscenico mediatico offertogli per farsi fotografare intento a “glisser une quenelle”, e cioè a fare quella sorta di saluto nazista al contrario, inventato e portato alla ribalta da Dieudonné (in un’intervista rilasciata a Libération all’epoca della presentazione della sua “Liste antisioniste” per le elezioni europee, il comico antisemita manifestò tutta la sua gioia “all’idea di infilare la sua quenelle nel culo del sionismo”). Un’altra quenelle, Médine, l’ha rifilata qualche mese dopo davanti al muro di separazione tra Betlemme e Israele, prima di incidere il singolo “Gaza soccer beach”, in reazione ai bombardamenti israeliani su una spiaggia dove giocavano alcuni bambini palestinesi. “Massimo sostegno al popolo palestinese, quale simbolo della resistenza e dell’ingiustizia”, dichiarò al momento dell’uscita. Dinanzi alle telecamere di Canal Plus, Médine respinse le accuse di antisemitismo, ma poco dopo si palesò al “Théâtre de la Main d’Or”, ex palcoscenico parigino degli spettacoli di Dieudonné, accanto al panafricanista e antisionista Kémi Seba, fondatore del movimento Tribù Ka, sciolto per incitamento all’odio razziale nel 2006.

 

Contro “i maiali bianchi”

Nel 2011, a quattro mani con il rapper Tiers Monde, ha scritto il testo di “Angle d’attaque”, nel quale se la prende con i “maiali bianchi”. “Questi maiali bianchi vanno lontano, dammi una pistola, così avremo un pedofilo in meno”. E ancora: “Odio i bianchi dai tempi di Rodney King, ho bisogno di una carabina”.

 

  

“Don’t laïk”, fatwa in musica contro gli islamofobi

Tre anni fa, pochi giorni prima della strage di Charlie Hebdo, ha fatto uscire il singolo “Don’t laïk”. Ecco alcuni passaggi: “La tua barba, fratello arabo, in questo paese non piace, il tuo velo, sorella, in questo paese non piace, la tua fede, fratello negro, in questo paese non piace (…) “tutti andremo in paradiso, se Allah lo vorrà. Tutti, o meglio solo quelli che credono in lui”.

 

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