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Di figlio in madre. Il segreto (tenero) di Lagerfeld
La mostra “C’était bien. Lettere di Karl Lagerfeld ad Armelle de Bascher” apre a Roma, allo Spazio Opis e ricostruisce la lunga corrispondenza tra Karl Lagerfeld ed Armelle de Bascher. Fino al 30 luglio, saranno esposte circa trenta lettere autentiche e documenti legati non solo alla vita lavorativa ma anche alla quotidianità dello stilista
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9 MAY 26

Foto Ansa
Siamo stati abituati per decenni a guardare Karl Lagerfeld come a una icona, inavvicinabile, una presenza quasi metafisica, che dominava la scena con un’energia inconfondibile, distante eppure magnetica. Ha costruito la sua immagine come il logo di sé stesso: gli occhiali scuri, la coda di cavallo, quel colletto inamidato e l’atteggiamento inconfondibile. Le persone hanno guardato a lui, venerando il genio senza mai poter vedere l’uomo. Oggi, le lettere scoperte nel castello della famiglia de Bascher dalla nipote Emilie e dall’amico di lei Richard Mogni sono il cuore di una mostra. Queste missive (che saranno raccolte in un libro), scritte da Karl ad Armelle de Bascher dopo la scomparsa di suo figlio Jacques, l'eterno amore di Karl, svelano un orizzonte di fragilità e di una profondità disarmanti. Le pagine raccontano una storia d’amore che ha sfidato il tempo, sopravvissuta alla morte di Jacques, trasformandosi in una presenza costante e in un dialogo che non si è mai interrotto. Il mio pensiero corre subito ad Armelle. La ricordo come una visione: aristocratica, con i capelli bianchissimi e gli occhi azzurri, e un’eleganza naturale capace di esaltare i capi Fendi e Chanel che indossava. Una donna amata da Karl per la sua forza e determinazione. La nostra amicizia è nata tra le strade di Roma, dove abbiamo condiviso momenti sinceri. Pur vivendo nel suo castello nella regione della Loira, dove produceva vino, manteneva intatta quella semplicità aristocratica che aveva trasmesso al figlio. È doveroso dire che Jacques non era affatto quel personaggio che libri e film hanno spesso dipinto. Era un uomo sicuramente amante delle trasgressioni, ma di una cultura umanistica profonda. Per lui gli anni Settanta avevano un forte richiamo: era il tempo della libertà e della rottura degli schemi. Forse, proprio quella convivenza tra l’educazione austera di Armelle e il desiderio di trasgressione di Jacques ha forgiato il carattere esuberante che ha sedotto Karl, attratto dalle loro conversazioni. Tra lui e Jacques c’era una complicità intellettuale rara, alimentata da un senso dell’umorismo tagliente e colto. Per la mia famiglia, Jacques non era solo il fidanzato di Karl: era una presenza familiare, un legame profondo. Ciò che emerge da queste lettere non è il Kaiser della moda, ma un’anima che Karl ha lasciato scoprire in vita solo alle persone più care. Un mondo interiore di dedizione e di una malinconia dolce. Leggere le sue parole significa guardare oltre la maschera e vedere un uomo che ha saputo amare oltre ogni limite.
Silvia Venturini Fendi, presidente onorario Fendi
La mostra “C’était bien. Lettere di Karl Lagerfeld ad Armelle de Bascher” apre oggi a Roma, allo Spazio Opis. Curata da Clara Tosi Pamphili, ricostruisce la lunga corrispondenza tra Karl Lagerfeld ed Armelle de Bascher, madre del suo compagno, Jacques de Bascher, da lui affettuosamente soprannominato Jacquot, scomparso prematuramente per AIDS nel 1989. Fino al 30 luglio, saranno esposte circa trenta lettere autentiche e documenti legati non solo alla vita lavorativa ma anche alla quotidianità dello stilista. Pubblichiamo, tradotta, la lettera ad Armelle riprodotta nella sola prima pagina a fianco di Lagerfeld (1933 – 2019), artista eclettico, riservato e tendente alla solitudine almeno quanto il compagno, concupito anche da Yves Saint Laurent e all’origine di dissidi fra i due stilisti che durarono per tutta la vita, era al contrario avido di vita e di esperienze oltre il limite. Che pagò fino in fondo. Di seguito, una delle lettere di Lagerfeld che verranno esposte, datata domenica 11 marzo 1991.
Cara Armelle, grazie per il Suo Fax. Sono stato felice di fare questa escursione insieme a Lei. I Fendi hanno avuto un successo immenso. Laggiù dicono e lo dice la stampa americana che questo ha cambiato la moda italiana... In ogni caso è stato divertente. Peccato che Jacquot non fosse con noi (anche se è sempre presente nei nostri pensieri). Questi momenti sono i più difficili per me. Senza di lui tutto questo è un po’ vano e inutile. Il tempo non aggiusta nulla e d’altronde non mi interessa che il tempo aggiusti alcunché. Ero a M.C (Monte-Carlo, ndr) tutto il giorno per l’Opera. La casa è così bella ma per me morta. La sua camera è come l’avrebbe desiderata. Non l’ha vista così perfetta perché non era terminata quando si è ammalato definitivamente. Ci ha fatto un ultimo riposino la sera di Natale prima di cena. Era sfinito e aveva un aspetto pessimo. Eppure ho una “polaroid” dello stesso giorno in cui addobba l’albero di Natale e ride con Laure. Questa malattia è davvero strana. Ma mi vedo ancora, come ieri, mentre lo seguo in tutte le stanze del 1° piano fino alla sua camera. Non smetteva di ripetere: “Non immagini quanto sia stanco”. Certo, avevo dei dubbi, ma non volevo sapere troppo che quella sera di Natale era l’ultima...Nessuno dovrà mai vedere questa stanza che rappresenta Jacquot al 200%. È tenuta in ordine come se dovesse arrivare da un minuto all’altro. Tutto ciò che amava è in questa stanza. L’abbraccio molto molto forte. Buon viaggio
Love Karl