cerca

Addio a Kate Spade, l’infelice che vendeva sogni di felicità

L'inventrice della It bag è morta a 55 anni dopo essersi impiccata nel suo appartamento. Ha lasciato un biglietto alla figlia: “Non sentirti in colpa, chiedi a tuo padre”

6 Giugno 2018 alle 19:12

Addio a Kate Spade, l’infelice che vendeva sogni di felicità

Se Anita Loos aveva inventato il fenomeno della It girl fra gli Anni Venti e i Trenta, incarnandone il prototipo nel visino a cuore a gli sguardo malizioso di Louise Brooks, Kate Spade, trovata ieri impiccata nel suo appartamento dopo aver lasciato un biglietto alla figlia adolescente Frances Beatrix (“non sentirti in colpa, chiedi a tuo padre”), poteva ascriversi a buon diritto l’invenzione della It bag. La borsa da avere a tutti i costi. Quella, it.

  

Il corpo di Kate Spade viene portato via dal suo appartamento 

 

Una borsa bella, allegra, ricca e spensierata come lei, 55 anni, nata professionalmente come giornalista e poi, come molte altre colleghe stanche di presentare nella luce migliore capi altrui, diventate creatrici di successo in proprio. Katie Grand per Hogan, per esempio, o Anna Dello Russo: signore che vendono migliaia di copie di accessori al quale donano il loro, personale “it”. “Enjoy your bag”, dicono le commesse, anzi le sales manager, presentandoti il pacco della tua borsa Kate Spade infiocchettata come una promessa di divertimento, perché tutta la vita di una donna potrebbe essere contenuta nella sua borsa.

 

 

Kate con l'ex marito Andrew Spade

 

Pare che Kate Spade, nata Katherine Nohel Broshanan, fosse malata di depressione, un dolore acuto che le si era insinuato dentro dopo il divorzio dal marito e che scavava da tempo, come sanno tutti quelli che vivono accanto a un depresso cronico e come sapeva anche sua sorella Reta Saffo che sempre ieri, intervistata dalle reti televisive americane, diceva di “aver sempre saputo” della malattia di Kate, ma che lei no, non si voleva curare perché non si sapesse che l’artefice di quelle bellissime borse e di tutto il corredo di abiti e altri accessori che le aveva seguite negli anni avesse dovuto farsi ricoverare per il male di vivere.

 

L’infelice che vendeva sogni di felicità era un non dato, in un settore che vende bellezza, giovinezza e allegria e che, come nel suo caso, continuava a crescere, ed è forse per questo che il suo caso sta facendo parlare quanto quello di Alexander McQueen, nel 2010, o di L’Wren Scott, moglie di Mick Jagger, nel 2014. Creava borse di rafia, di nylon, di loden: inventive, divertenti, giovani. E lei giovane non si sentiva più da quando il marito Andrew, compagno di vita e di lavoro, fratello dell’attore inglese David, aveva deciso di lasciarla, ponendo fine a ventiquattro anni di matrimonio e di sodalizio professionale. Cinquantacinque anni sono un’età difficile per una donna di oggi: troppo pochi per rassegnarsi a una vita solitaria, troppi per mettersi a cercare un nuovo amore e una nuova vita. Si è impiccata con un foulard di seta. Sapeva meglio di ogni altro che non lascia scampo, il filato del bombix mori, con quel suo teschio stilizzato sul dorso.

Fabiana Giacomotti

Fabiana Giacomotti

Milanese, ha vissuto un po' qui un po' là, parecchio a Londra. Era partita con l'idea che la letteratura francese sarebbe stata la sua vita, tanto da mantenersi agli studi come annunciatrice tv per non darla vinta al padre che voleva in casa almeno un altro medico e lei era l'ultima speranza. Ancora adesso non ha capito come sia diventata giornalista di economia e poi di costume e moda. Fra gli Anni Ottanta e i primi Novanta ha lavorato per Espansione, il Giornale, ItaliaOggi, quindi è stata inviato speciale per il Mondo, IoDonna, Capital, per il primo decennio Duemila in successione vicedirettore di Amica, direttore di Luna e, in contemporanea, del quotidiano MfFashion. Ama alla follia la carta stampata e collabora a Il Foglio dal 2007. Nel frattempo ha progettato ("direzioni mai più grazie") un paio di altre riviste, collabora con l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, ha scritto libri, guide popolari tradotte all'estero, saggi ponderosi ma anche no (l'ultimo, "La moda è un mestiere da duri. Gli anni Duemila del lusso italiano visti dietro le quinte", Rizzoli, raccoglie una selezione di articoli scritti per l'inserto del Foglio del sabato con un nuovo saggio introduttivo). Ha curato mostre di moda e costume per istituzioni varie e "tutte interessanti" come i Musei Civici di Venezia, la Rai, Palazzo Morando a Milano. Dal 2005 è tornata in università come docente del corso di Scienze della Moda e del Costume alla Sapienza di Roma dove, come poteva farselo mancare, ha progettato una testata online e un sistema informativo dedicato agli studenti. Ha una figlia trentenne, Federica, account pubblicitario, di cui va tremendamente orgogliosa e che si ostina a chiamare "bellapopina", facendola imbufalire.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi