Calano i morti negli incidenti stradali, dice l'Istat. Ma la media Ue è ancora lontana

Secondo il rapporto, la mobilità è finalmente tornata ai livelli pre pandemia. Le vittime sono meno di 3.000 per la prima volta dal 2019, mentre aumentano i ciclisti e i guidatori di monopattini coinvolti nei sinistri

24 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 13:37
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Foto ANSA

Le vittime di incidenti stradali sono in calo, ma l’Italia si trova sempre più indietro rispetto agli standard Ue sulla circolazione sicura. Lo attesta il rapporto dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) sugli incidenti stradali nell’anno 2025. Il documento, pubblicato oggi, suggerisce inoltre il definitivo ritorno ai livelli di mobilità precedenti alla pandemia dopo anni di lenta ripresa. Il volume degli spostamenti, aggiornato al primo semestre del 2025, è infatti di 102,7 milioni, il 6,4 per cento in più rispetto all’anno precedente e ormai prossimo ai 105,7 milioni del 2019.
Nel periodo in esame sono avvenuti 177.207 incidenti stradali, con un bilancio di 2.868 morti e 237.822 feriti. Nonostante il numero delle vittime sia sceso sotto le 3.000 per la prima volta dal 2019, i sinistri e i feriti sono invece in crescita, rispettivamente 2,2 per cento e 1,7 per cento in più rispetto al 2024. Le vittime degli incidenti sono in netta maggioranza uomini (80,2 per cento), la fascia d’età con più morti (249) è 55-59, mentre quella con più feriti (27.532) è 20-24. Per quanto riguarda il costo sociale, si tratta di 18 miliardi di euro (quasi l’uno per cento del pil nazionale) per i soli sinistri con lesioni a persone, che arrivano a circa 22,6 miliardi di euro contando anche i danni esclusivamente materiali. Le cause di incidenti più comuni sono quelle ben note: distrazione, mancato rispetto della precedenza, velocità troppo elevata e manovra irregolare, che insieme provocano il 43,1 per cento dei sinistri.
Il tasso di mortalità stradale in Italia è diminuito, da 51,4 a 48,7 morti ogni milione di abitanti, ma questo non basta a migliorare la posizione del paese rispetto al resto d’Europa, dove ben diciannove dei ventisette membri Ue vantano dati migliori. Bisogna tuttavia precisare che anche l’Unione ha complessivamente fatto progressi considerevoli sulla sicurezza stradale, riducendo le vittime del 2,4 per cento dall’anno precedente e del 14,7 per cento dal pre pandemia e arrivando a 43 decessi per milione di abitanti.
Se la mobilità ha praticamente ripreso il suo corso dopo anni di assestamento, le modalità di spostamento sono invece cambiate in maniera evidente: è vero, l’automobile continua a rappresentare il mezzo predominante in Italia, e il rapporto auto rispetto alla popolazione (709 vetture ogni 1.000 abitanti) resta tra i più alti del blocco Ue. Tuttavia, si tratta di un dominio in lenta erosione: nel 2025, l’automobile rappresentava il mezzo di trasporto principale per il 60,8 per cento degli italiani, contro il 63,1 per cento dell’anno precedente.
A inserirsi nella quota lasciata scoperta dalle auto non sono tanto i mezzi pubblici – ancora all’8,9 per cento contro il 10,8 del pre-pandemia – quanto la crescita della micromobilità. Il rapporto Istat parla infatti di “un ruolo ormai strutturale nei sistemi di mobilità urbana” ricoperto da biciclette e monopattini elettrici, legato in primo luogo alla crescente domanda di servizi di sharing. Questo si traduce tuttavia anche in una maggiore presenza della categoria negli incidenti stradali. Nel 2025 le vittime stradali della mobilità attiva e della micromobilità sono state 253 (+21,6 per cento rispetto al 2024): 198 ciclisti (+20 per cento), 30 utilizzatori di biciclette elettriche (+50 per cento) e 25 conducenti di monopattini elettrici (+8,7 per cento). Si tratta delle uniche categorie in aumento oltre agli occupanti di autocarri. A gravare su questo bilancio sono in primo luogo la scarsa presenza di forze dell'ordine per disincentivare le violazioni del codice della strada come la guida senza casco o il trasporto di passeggeri e la scarsa manutenzione stradale di numerose grandi città italiane.