cerca

Votare gli avversari per salvare la dignità. Avversione generazionale a Trump in un seggio di Houston

3 Marzo 2016 alle 06:18

Houston. La ragazza con gli occhi azzurri e la pelle bianchissima tatuata è una scheggia impazzita nel campione demografico del quartiere. Il seggio è nella biblioteca della Crockett Elementary school, una scuola elementare in cui le maestre passano dall’inglese allo spagnolo senza soluzione di continuità. Fino a quel momento si sono presentate al voto sopratutto famiglie ispaniche e qualche signore bianco di mezza età. Più repubblicani che democratici, come capita di frequente in Texas. Lei, la ragazza, che non vuole dare il suo nome al cronista, è un’anomalia. L’inquadramento estetico, generalizzazione sommaria e ingiusta basata sulla prima impressione incrociata con una serie di ignobili stereotipi, in alcuni campus la qualificherebbero come “microaggresione”, suggerisce che abbia una certa inclinazione politica. Detto altrimenti: se non vota democratico lei, chi? Il cronista, ligio, procede alla verifica. “Posso domandarti chi hai votato?”. “Certo, Rubio”. “Prego?”. “Rubio”. Eccola, la microaggressione. “Sembri stupito”. “No, e perché mai?”. “Non ti aspettavi che votassi per i repubblicani, puoi dirlo”. “Va bene, lo ammetto”. Benché microaggredita, la ragazza ride. “Ma hai ragione, sono democratica. A novembre voterò a sinistra”. Il cronista, ligio e confuso, chiede spiegazioni. “Sono tecnicamente indipendente, quindi alle primarie posso votare qualunque partito. Come preferenza personale sono indecisa fra Bernie e Hillary ma sono comunque due candidati di valore che voterei tranquillamente alle elezioni generali. Fra i repubblicani, invece, c’è un candidato ridicolo e pericoloso, e come americana sento di fare quel che posso per fermarlo. Rubio mi sembra il più ragionevole e quello con qualche possibilità di contrastare Trump, quindi lo voto”. Ma se, ipotesi di fantasia, Rubio ce la facesse e finisse per mettere in difficoltà il candidato democratico più di Trump? “Lo voterei lo stesso. Non è questione di preferenza politica qui, ma di standard minimi di decenza. Ho tanti amici che fanno lo stesso ragionamento e oggi votano per un candidato che non sia Trump”. Sarà un fenomeno isolato, dice quello. Ma più tardi alla festa di Cruz, in un locale gremito di attivisti del senatore intransigente, il cronista non riesce a trovare nemmeno un ventenne pronto a votare Trump se prenderà la nomination.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi