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Riflettere sul posto di Lemmy nel rock per scacciare i racconti esausti sulla sua vita spericolata

New York. Tutte le vite spericolate si somigliano, quindi l’aneddotica sulle molte maledizioni che hanno segnato quella di Lemmy Kilmister è già venuta a noia. E’ da una vita che la triade sesso, droga e rock ’n’ roll è esausta.

31 Dicembre 2015 alle 06:04

New York. Tutte le vite spericolate si somigliano, quindi l’aneddotica sulle molte maledizioni che hanno segnato quella di Lemmy Kilmister è già venuta a noia. E’ da una vita che la triade sesso, droga e rock ’n’ roll è esausta. Raccontarsi ancora di quella volta in cui Lemmy ha preso tanta roba da ammazzare un cavallo, poi ha fatto sette concerti di fila ed è scomparso per una settimana con dodici groupie svedesi non è un gran modo per rendergli omaggio, è un modo per renderlo una parodia, per tipizzarlo, al suo posto potrebbe esserci il musicista X dell’epoca Y.

 

Piuttosto si tratta di valutare il lascito musicale e culturale di Lemmy e dei suoi Motörhead, per capire come e soprattutto in quale genere hanno fatto la differenza. Di fronte alla morte può apparire frivolo – e lo è – disquisire sull’esatta denominazione della musica di Lemmy, ma chi frequenta le sottoculture sa che i nomi sono fondamentali, ché tutto si gioca sul filo fra ortodossia ed eresia, e serve una dottrina di riferimento per discernere. E la dottrina è inevitabilmente fatta di parole, di etichette, e anche da quelle dipenderà la collocazione di Lemmy nella storia della musica. Il metallaro dedica metà del suo tempo ad ascoltare metal e l’altra metà a discutere delle differenze fra i vari sottogeneri del metal. Questo è power metal, questo è speed metal, quest’altro è epic con riferimenti goth, quelli facevano grind ma adesso si sono spostati sul black. Dove finisce il thrash metal e inizia il death metal? Il prog metal è vero metal? Trovare modi più precisi e adeguati per classificare la musica è un’occupazione estenuante per il metallaro, e tanti anni fa Luca Signorelli, allora penna definitiva della rivista Metal Hammer, aveva proposto di ordinare il metal secondo le canzoni, non secondo le band. C’era così il genere “filarmonica di Lothlórien”, che non si applicava a nessun gruppo in particolare ma ogni metallaro avrebbe saputo riconoscere una canzone “filarmonica di Lothlórien”. Era una trovata intelligente e perciò inapplicabile, ma è per dire dell’importanza di stabilire confini. In questo senso i Motörhead sono fra le varie band di pionieri dell’area più metallica del rock che pongono un problema insolubile. E’ rock? Hard Rock? Heavy Metal? Metal senza aggettivi? Un ibrido senza nome?

 

Lemmy insisteva che il suo era rock ’n’ roll, ma è stato definito hard rock o heavy metal, qualcuno dice anche che fa parte della new wave of british heavy metal assieme agli Iron Maiden e altri, ma Lemmy stesso dissentiva, dicendo che loro erano venuti troppo presto per quella roba. A sentire Dave Grohl, Lemmy non è mai stato un metallaro. Il compianto Jeff Hanneman, leader degli Slayer che con Lemmy discettava spesso di croci uncinate e tattiche della Wermacht, non era d’accordo. Il critico musicale del Wall Street Journal, Jim Fusilli, ha provato una sintesi: “Un ponte fra il rock ’n’ roll e l’hard rock”. Cioè una figura di transizione che ha fatto la fortuna delle sponde che ha contribuito ad unire più che la propria. “Benché Kilmister e i Motörhead abbiano influenzato gruppi metal come i Def Leppard, gli Iron Maiden e i Metallica, né lui né la sua band hanno ottenuto le stesse glorie dei loro successori in termini di fama e incassi”, scrive Fusilli. E’ il prezzo che pagano quelli che determinano un canone senza riuscire ad esserne parte.

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