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Per togliersi la polvere di dosso Hillary sceglie due giovani eroine con i suoi stessi difetti

1 Ottobre 2015 alle 06:18

New York. La grande campagna di “umanizzazione” lanciata dal team di Hillary Clinton alcune settimane fa ha vari obiettivi, ma quelli fondamentali sono due. Primo: combattere il senso di “entitlement”, l’idea della superiorità antropologica e dei privilegi ereditati per diritto divino, che inevitabilmente promana dalla sua storia e dal suo cognome. Secondo: attrarre i millennial, la generazione dei giovani che tendono naturalmente al progressismo, ma non amano le dinastie politiche né l’establishment, e non è un caso che tanti in quella fascia si siano buttati fra le braccia socialiste del vecchio Bernie Sanders, soltanto Bernie per gli amici che hanno da poco risistemato negli armadi i sacchi a pelo di Occupy Wall Street. I due obiettivi sono strettamente collegati fra loro, anche perché il senso di “entitlement” è piuttosto diffuso fra i giovani che gridano indignati “ci avete rubato il futuro!” ai genitori colpevoli di non avere trasmesso loro possibilità e stile di vita di un’altra epoca. Per dare forza e “coolness” alla sua duplice missione, Hillary ha arruolato, fra gli altri, Lena Dunham e Amy Schumer, due voci che fanno molto ridere e molto riflettere con la loro ironia tagliente e il linguaggio volutamente eccessivo. La coppia spunta un po’ ovunque nella campagna di Hillary, dalle interviste agli show di Ellen DeGeneres. Sono eroine di successo di una generazione leggera e impegnata, perfette per l’obiettivo millennial di Hillary, un po’ meno per smontare la questione dinastica, perché in fondo Lena e Amy non sono che replicanti giovanilistiche di Hillary, suoi surrogati di nuova generazione, il mondo che abitano trae legittimità da quello in cui sguazzano i Clinton, è il mondo delle feste chic e degli appartamenti a Tribeca, come quello dove Lena è cresciuta, tirata su da una coppia di artisti favolosamente ricchi e progressisti che hanno assunto un “homework therapist”, uno strizzacervelli dei compiti, quando la piccola faceva le bizze di fronte ai doveri scolastici. Fra un fine settimana in Connecticut e uno a Parigi ha sperimentato i fasti dell’ambiente da cui Hillary vorrebbe in qualche modo discostarsi, fino al giorno in cui ha capito che il suo posto in realtà era in una magione della West Coast, un “vivo fra Los Angeles e New York” che le permette di alternare il lavoro cinematografico alle feste con Taylor Swift. Schumer è la nipote del più potente senatore democratico, un grandioso catalizzatore di denaro e relazioni per conto della famiglia Clinton, con il quale ha un’alleanza di ferro. Di fronte alle facce perplesse dei compagni di partito sulle email di Hilary, lui alza le spalle: “E’ soltanto un singhiozzo”.

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