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Mr. Robot racconta il vero eroe generazionale: vuole sovvertire la realtà, ma non sa se la realtà esiste

27 Agosto 2015 alle 06:18

New York. Elliott, il protagonista della serie Mr. Robot, è un eroe generazionale fatto e finito. E’ un hacker ossessionato dalla manomissione della democrazia da parte delle multinazionali, vuole cancellare le tracce dei debiti dell’intero globo, è un erede delle tute bianche di Seattle agghindato con una maschera di Anonymous e allevato alla scuola di Occupy Wall Street, un isolato sovvertitore del sistema con disturbi sociali mica da ridere e un piano grandioso ma tutto sommato oscuro, portato avanti triangolando con mafie cinesi in una New York versione cyberpunk. E’ un giustiziere notturno, Elliott, con regolare divisa (felpa con cappuccio sempre tirato su) e superpoteri da hacker. Come altri eroi simili, vede ovunque uomini con giacca, cravatta e auricolare che lo tengono sotto controllo per ordine di un potere senza volto né indirizzo. Il regista della serie, Sam Esmail, ha sparso nella prima stagione citazioni cinematografiche prese dal genere antisistema a cui un personaggio come Elliott potrebbe ispirarsi. Su tutte domina “Fight Club”, ripreso con una versione ricorrente di “Where is My Mind?” dei Pixies, dalla colonna sonora del film di David Fincher. Come ha notato David Haglund sul New Yorker, il carattere sovversivo non è il tratto originale del protagonista di Mr. Robot: l’immaginario contemporaneo è pieno di ragazzini arrabbiati che vogliono abbattere il sistema, e la ribellione contro le multinazionali che sfruttano e uccidono è una dose di valium per una serie televisiva. La peculiarità di Elliott è che è un testimone inattendibile degli eventi (avvertenza: è possibile che si travalichi nello spoiler). Elliott è molto confuso. Lo spettatore assume completamente il suo punto di vista, s’immerge nella sua psicologia, e per una stagione intera non ha motivo di dubitare di ciò che vede attraverso i suoi occhi. Salvo poi scoprire che il ragazzo, sociopatico e pieno di problemi ma lucido quando serve, ha una percezione a dir poco distorta della realtà. Vede cose che non esistono e crea scenari immaginifici, tanto che a un certo punto è impossibile distinguere la realtà dalle allucinazioni indotte dalla morfina, dai traumi infantili, dalla manipolazione dei potenti, dal gioco di ombre del passato. Le cose stanno così oppure è soltanto così che le vede Elliott? “La realtà, in generale, è diventata più sfocata. Quindi lo show si tuffa in questa confusione, e ci nuota dentro”, ha detto Esmail in un’intervista. Dunque Elliott ha un grande progetto per sovvertire la realtà economica e sociale, ma nel frattempo la realtà stessa si dilegua, si nega mischiandosi con pensieri passeggeri e inaffidabili, viene frammentata in miliardi di bit che si disperdono e appaiono altrove, tanto che la domanda ricorrente, una volta svelata l’inaffidabilità del narratore-protagonista, è: ma è successo davvero? In questo senso Elliott è un eroe generazionale e post qualunque cosa. Non è la sua volontà di sovvertire la realtà a definirlo, ma la sua incapacità di accertarsi che la realtà effettivamente esista.

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