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Il vecchio rottamatore Bernie Sanders è l’eroe generazionale americano, socialista e disperato

16 Luglio 2015 alle 06:18

New York. In ogni campagna elettorale arriva il momento in cui il candidato impresentabile e residuale sembra improvvisamente fortissimo e temibile per i più accreditati. Anche il pagliaccesco Donald Trump, che da quando si è interessato alla politica fa la parte del protagonista nel reality show di se stesso con professionalità impeccabile, adesso è in cima o quasi ai sondaggi. Che non valgono niente, ça va sans dire, ma se non valessero proprio niente i sondaggisti non li farebbero e, soprattutto, i giornali non li pubblicherebbero. Ovviamente un valore ce l’hanno, perché alimentano la percezione che l’outsider possa giocarsela, e nessuno ama le partite in cui una squadra vince dieci a zero dopo dieci minuti. Nel 2012 Mitt Romney è stato per mesi a mezza ruota di distanza da Obama, nel racconto elettorale, ma in realtà erano già dieci a zero per il presidente dopo dieci minuti. Ora è il momento di Bernie Sanders, il socialista del Vermont che vorrebbe trasformare l’America in una specie di Norvegia con tanto welfare, tante tasse per i ricchi, tanto isolamento e tanti altri modi per prendere ai ricchi e distribuire ai poveri. I sondaggi in questo momento gli attribuiscono numeri giusto un’oncia più credibili di quelli di Trump, ma Sanders ha dalla sua una buonissima raccolta di fondi dal basso – per i suoi standard, s’intende: Hillary con quelle cifre si paga il parrucchiere – e un nugolo di seguaci entusiasti come nessuna claque potrà mai essere. Questo non fa di Sanders un candidato credibile, ma fa di Sanders un candidato reale, ovvero uno che riflette e rappresenta un modo, un popolo una sua parte, un sentire comune, una serie di persuasioni condivise. Il paradosso è che il 74 enne indipendente del Vermont rappresenta il mondo che afferisce generazionalmente ai millennial, che si dà il caso sia la fetta più numerosa dell’elettorato americano. Sanders è un vecchio rottamatore. Non lo è diventato trasferendosi a Williamsburg, facendosi crescere la barba e leggendo Vice, soltanto ripete i ritornelli che ha sempre ripetuto e che più o meno incidentalmente sono gli stessi che piacciono a questa generazione postideologica ed egalitarista. Il Pew Research Center ha individuato le quattro priorità politiche dell’elettorato millennial: liberarsi dall’establishment di Washington, lotta al climate change, creazione di posti di lavoro e riforma dei debiti universitari. Sono praticamente i pilastri del sandersismo, vecchia commistione di elementi tornata in auge dopo il gran collasso della finanza e tutto quello che è venuto poi. Non c’è bisogno di essere giovani o stylish per piacere a questa generazione, basta anche un signore del Vermont con idee populiste. La falsa percezione che ce la possa fare viene di conseguenza.

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