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Storie divergenti della nuotatrice che voleva essere nuotatore e della donna bianca che voleva essere nera

25 Giugno 2015 alle 06:14

New York. Schuyler Bailar ha diciannove anni, è matricola ad Harvard ed era l’acquisto di punta della squadra femminile di nuoto dell’università, fino al giorno in cui è passata alla squadra maschile. Bailar combatte contro il suo corpo femminile da quando era bambina, e dopo un doloroso processo di transizione – tinto di istinti suicidi e disturbi alimentari – ha deciso di diventare un uomo, senza tuttavia sentire il bisogno di un’operazione chirurgica: “E’ importante capire che la ‘transizione completa’ non implica per tutti un cambiamento genitale. La transizione completa è un processo definito da ciascun individuo”. L’università ha accolto a braccia aperte la decisione di Bailar, gli allenatori si sono mostrati incredibilmente sensibili e comprensivi, lo stesso i compagni di corso, le ex compagne di vasca e i nuovi compagni, i giornali che hanno seguito la vicenda e i politici che l’hanno eletta a esempio della realizzazione di sé. L’allentarcie della squadra femminile di nuoto ha detto: “Una cosa che tutti abbiamo notato è che quando stava diventando un uomo era molto felice. Perché il genere dovrebbe essere una questione? Schulyer è una persona fantastica. Voleva nuotare ed era già stata ammessa ad Harvard. Perché mai non avrei dovuto aiutarla?”. L’allenatore della squadra maschile ha alzato le spalle di fronte alla richiesta: “Un altro ragazzo da allenare, non mi sembra una questione”. Un amico l’ha elogiata perché “è stata capace di essere ciò che voleva”. Rachel Dolezal ha 37 anni e recentemente è stata costretta alle dimissioni dal suo incarico di presidente locale dell’associaizone afroamericana Naacp. Il fatto è che Dolezal è bianca, figlia di genitori inequivocabilmente caucasici, ma si sente afroamericana e pubblicamente s’identifica come “nera”. Dolezal combatte contro la sua identità razziale da quando era bambina, e dopo un doloroso processo di transizione ha deciso di diventare nera, senza tuttavia sentire il bisogno di un cambiamento dei tratti somatici. Ha preso a portare i capelli ricci e a truccarsi pesantemente per somigliare di più alle persone con le quali si identifica e che vuole rappresentare nella vita civile. “Non mi metto una maschera nera, ma certo non fuggo dal sole”, ha detto. E’ stato un processo di transizione identitaria che sentiva di dover fare, tanto era a disagio nei panni di della donna bianca che non aveva mai voluto essere. La Naacp l’ha disconosciuta e cacciata in malo modo, definendola “un imbroglio”, la famiglia – con la quale aveva rotto da tempo proprio per questa sua particolare tendenza – l’ha accusata pubblicamente di mentire, l’ha chiamata razzista. Sua madre dice che il suo comportamento “non è quello di una persona sana”. Cornell Brooks, presidente nazionale della Naacp, ha detto: “Non è soltanto perché uno apprezza la cultura afroamericana che può agire in modo irrispettoso”. Un medico che fa l’opinionista alla Cnn l’ha presa in giro dicendo che soffre di una “dissonanza cognitiva che è incredibile e serve ai suoi scopi”. La comunità nera l’ha messa al bando, e così la comunità bianca e tutte le minoranze, i giornali hanno condannato senza pietà il suo tentativo di essere ciò che voleva.

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