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Nel Multiverso dell’Era Covid

Viaggio un po’ pazzo in un altro universo e in un altro tempo. Dove le distinzioni tra Oriente e Occidente scompaiono. Oppure si acuiscono sino alla terza guerra mondiale

4 Maggio 2020 alle 11:39

Nel Multiverso dell’Era Covid

Il 2019 dell’Era Vulgaris, secondo la definizione coniata da Johannes Keplero nel 1615 per universalizzare il computo del tempo per tutte le culture e religioni, in Thailandia era il 2562 dell’Era Buddista (che inizia con la nascita, l’illuminazione e la morte del Budda, eventi che vengono fatti coincidere in funzione simbolica). Dal 17 novembre scorso anche i due calendari possono coincidere. In quel giorno viene registrato il primo contagio accertato da Covid. Inizia così il primo anno dell’Era Covid (non a caso il Covid19). Sino ad allora per chi come me divide (o divideva, dipende da quale futuro sceglieremo) la vita tra Italia e Thailandia o, per estensione, tra Occidente e Oriente, Europa e Asia, il cambiamento di calendario era un fatto formale, una curiosità, un simbolo della traslazione tra mondi, culture.

 

La vera differenza temporale era segnata dallo spartiacque definito dall’alba del “secolo asiatico”. In un mondo in cui la distanza spaziale diventava sempre meno rilevante e il viaggio tra tutti i fusi orari si poteva concludere in meno di un giorno e si misurava meglio in tempi di jet lag, lo spazio segnava la separazione tra globalizzazione e global-as-asian, per usare il termine caro a Kishore Mahbubani, profeta della globalizzazione di stampo asiatico, tra i cosiddetti valori universali autoproclamati dall’Occidente e i cosiddetti valori asiatici d’ispirazione confuciana. Per chi si trovava a dividersi tra mondi e valori si creava una specie di schizofrenia che emergeva o restava latente per tempi ben più lunghi del jet lag e si manifestava a ogni cambio di scena. Di volta in volta si rimpiangeva l’altrove per poi rilevarne con disagio la diversità. Difficilmente ci si trovava al posto giusto nel momento giusto.

 

Ma era un problema esistenziale. Nel nostro profondo eravamo presuntuosamente sicuri delle differenze e quindi ci ritenevamo in grado di elaborare progetti, programmi, quasi come definivamo una finestra temporale tra andate e ritorni, in cui l’unica variabile era stabilire quale fosse il punto A e il punto B. Le stesse diversità logiche tra i mondi che ci compiacevamo di contrapporre giocando nel giardino della mente, alla fine rientravano anch’esse in codici comprensibili (seppure spesso confusi): lineare, circolare, aristotelica, taoista.

  


The Future Is Asian: Commerce, Conflict, And Culture In The 21st Century (Simon & Schuster / Hachette, February 2019).


 

Poi, all’improvviso, sul finire del 2019, siamo entrati nell’Era Covid: spazio, tempo e logiche si sono unificati nell’indeterminazione, nell’incompletezza, nel dubbio. Il virus ha trasformato ogni luogo in un polo dell’inaccessibilità. Non si è più trattato di passare da un mondo all’altro. Siamo entrati in un universo parallelo, in un multiverso. Secondo questa teoria quantistica, l’universo avrebbe “contemporaneamente” assunto ogni stato possibile, la nostra è solo una “configurazione” fra le tante molteplici effettivamente assunte.Un mondo dove l’unica cosa certa è l’incertezza, dove vale tutto e il contrario di tutto, dove non esiste un prima e un poi e un oggetto può trovarsi nello stesso tempo in posizioni differenti.

 

E’ una di quelle costruzioni teoretiche tanto difficili da comprendere quanto facili da manipolare, assimilare. Come diceva il filosofo Egard Morin, se ci spingiamo a esplorare i territori del sapere di quello che lui chiama “il vascello spaziale Terra", ci imbattiamo in una terna inseparabile: conoscenza, ignoranza, mistero. La complessità non è una nuova disciplina filosofica o scientifica ma è più verosimilmente un nuovo modo di pensare e osservare i fenomeni della realtà.

 

Se poi vivi in un mondo dove la reincarnazione è uno dei principi della religione e in cui sono ancora forti i culti animistici e quello degli antenati, questo nuovo modo di pensare ti attira come un campo gravitazionale in una dimensione popolata da Spiriti, da entità immanenti la natura. Nel bene e nel male il loro potere deriva dal fatto stesso di crederci, dai pensieri, dalle parole e dalle preghiere rivolte agli Spiriti. E’ una versione magica del paradosso del gatto di Schrödinger, che resta sia vivo sia morto finché non si apre la scatola in cui è stato rinchiuso e si verifica.

 

In questo mio bizzarro multiverso i quanti sono come fantasmi, phi, spiriti. E’ una visione benedetta da molti eruditi, scienziati, fisici, filosofi - qui incarnati in kechi ajarn, i monaci delle foreste thailandesi, o nei weizza, come in Birmania chiamano coloro che sono dotati di poteri soprannaturali - che tentano di coniugare scienze occidentali e filosofie orientali.
“Per essenza, la conoscenza assoluta (l’Illuminazione) è al di là dei concetti. Gli altri mezzi di conoscenza sono tutti incompleti. Una teoria può descrivere solo un aspetto della realtà, giacché si serve di proposizioni limitate dalla natura stessa del pensiero concettuale. Questo limite non ti ricorda il famoso teorema dell’incompletezza del matematico austriaco Kurt Gödel?” scrive l’astrofisico vietnamita Trinh Xuan Thuan. “Lo straordinario risultato di Gödel ha dimostrato che c’è un limite naturale nella conoscenza scientifica; per trascendere questo limite, credo che dovremo fare appello ad altri modi di conoscenza”.
Il multiverso diventa un fenomeno psichedelico, visionario, extrasensoriale. Mi chiedo se solo io sia passato in questo universo parallelo. Anche per un traumatico caso personale che, guarda caso, è accaduto proprio due giorni prima che fosse riconosciuto il Coronavirus. Comincio a sentirmi un po’ come il fantasma dell’ultima canzone dei Rolling Stones, Living in a Ghost Town.

 

 

Anche quel pezzo, dalle parole che suonano come presagio, invocazione, inquietante colonna sonora del Covid19, sembra provenire da un’altra dimensione. Mike Jagger ha dichiarato di averlo scritto con Keith Richards più di un anno fa. «Non è stato scritto per questo periodo, ma era solo una di quelle cose strane. È stato scritto sull'essere in un posto pieno di vita ma ora privo di vita».

  

Per alcuni, forse più realistici, machiavellici, o forse già abitanti di questo universo parallelo, la pandemia ha approfondito le differenze in atto. La pandemia potrebbe segnare l’inizio del secolo asiatico ha scritto Kishore Mahbubani, denunciando l’incompetenza dell’Occidente rispetto alla competente risposta dei governi asiatici.

 

Questo cambiamento di magnitudo himalayana in questo multiverso potrebbe anche portare a conseguenze ben più gravi della pandemia. Apocalittiche.

 

La marina cinese ha dispiegato due nuovi sommergibili nucleari armati con missili balistici.

 

Se ne avvertono i segnali: i dottor Stranamore cinesi e americani stanno già consigliando attacchi nucleari preventivi per precedere quelli avversari. Gli scenari di conflitto nel Mar della Cina Meridionale e a Taiwan aumentano ancora le possibilità di errore nei calcoli strategici.

 

L’unica via di fuga sarebbe quella di rifugiarsi in un altro multiverso.

Massimo Morello

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Commenti all'articolo

  • Skybolt

    05 Maggio 2020 - 13:56

    Mio caro, tutto molto bello Faccio solo notare che il confucianesimo è cinese, e l'Asia ha molto più della Cina dentro di sè. La sua è una posizione fiocinese.

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    • massimo

      06 Maggio 2020 - 11:17

      Mi riferisco ai "valori asiatici", espressione dichiarata dalla filosofia politica di Lee Kwan Yew e oggettivamente di ispirazione confuciana, cui sempre più si riferiscono sempre più tutti i paesi del Sud-est asiatico (che è il mio campo d'osservazione). La mia più che una posizione filocinese e la posizione di chi osserva uno spostamento filocinese (almeno a livello governativo) di tutta l'area. Compreso il Vietnam (che pure non ama molto la Cina), che anch'esso si ispira ai valori confuciani.

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