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Quelle ex calciatrici che ora insegnano alle donne come essere cazzute

Abby Wambach e Heather Mitts giocavano nel campionato americano. Oggi organizzano cicli di incontri per far capire alle altre donne sono bravissime a far tutto

31 Ottobre 2017 alle 08:22

Quelle ex calciatrici che ora insegnano alle donne come essere cazzute

Abby Wambach (foto LaPresse)

Le calciatrici statunitensi sono più brave dei colleghi maschi tant’è che, due anni fa, quando vinsero la Coppa del mondo, battendo le giapponesi cinque a due, un giornale titolò “Dove i maschi non riescono ad arrivare, ci pensano le donne”. Era la Gazzetta dello Sport, ma nessuno se ne accorse, trattandosi dell’unico giornale al mondo di cui si leggono gli articoli e non i titoli: e così, ci perdemmo un raro caso di informazione sportiva non misogina. Mannaggia! Di quella finale, però, quasi nessuno si perse la foto del bacio di Abby Wambach, allora capitana morale della squadra Usa, a sua moglie, a bordo campo, sebbene tra loro ci fosse uno spalto che pareva un muro di cinta. Laureatasi campionessa del mondo, Abby lasciò il calcio. Che fa, oggi? L’allenatrice? La commentatrice? L’attaccante di una squadra asiatica? La testimonial della Perrier? Per carità, cosa sono queste ovvietà da maschi. Abby fa la motivatrice. Organizza, con tre socie, “ToghetHER”, un ciclo di incontri nei teatri americani per insegnare alle donne a “far splendere la propria luce”, “ascoltare il proprio cuore”, “trovare la propria identità”. Motto: “Farlo con decisione!”. Non sentitevi in colpa se state pensando ai corsi di mascolinità di Tom Cruise in Magnolia, però fidatevi: nessuna donna viene istruita a “fingere di essere gentile” né tantomeno a “sedurre e distruggere”. Non si tratta di corsi di empowerement fine a sé stesso o a vincere la guerra dei sessi: il non dichiarato scopo è formare imprenditrici sicure e cazzute. L’alta formazione ha un prezzo, quindi a ogni incontro si accede lautamente pagando un bigliettuzzo (e no, nessuna se la sfanga con gli accrediti). Heather Mitts, altra calciatrice made in Usa, prossima all’addio al campo, ha fondato una compagnia che, previo bonifico, aiuta le donne a capire che sono bravissime a far tutto, Olimpiadi comprese: si chiama Ceres, che in americano è la dea delle messi, mica solo una birra, asini. Dove non arrivano i coach, ci pensano le coach di coaching.

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