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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

Milanesi a Roma

È una situazione archetipica dell’umanità. Pertanto bisogna assolutamente sapere cosa pensarne. O, almeno, tranciare giudizi alla carlona

23 Novembre 2018 alle 08:17

Milanesi a Roma

Massimo Boldi in una scena di Tifosi, un film a episodi del 1999, diretto da Neri Parenti

  • I milanesi, per quanto ambientati nella capitale, non riescono a non comparare l’efficienza svizzera delle due nuove linee della metropolitana milanese, sulle quali è possibile conversare sussurrando, al contrario della linea B della metro romana dove sembra che sia sempre in corso il bombardamento di Dresda.

 

  • La preoccupazione principale del milanese a Roma è non passare per il solito baùscia, quindi si cura di scagliarsi contro il luogo comune della rivalità tra Roma e Milano. Però ‘ste cazzo di buche potrebbero anche chiuderle...

 

  • Un milanese comincia a pensare di essere diventato romano quando, dopo avere trascorso quarant’anni a salutare il vicino con “buongiorno” anche alle sei del pomeriggio, improvvisamente passa al “buonasera” alle 12.30.

 

  • Dibattere se siano più reazionari i tassisti romani o quelli milanesi.

 

  • A Roma i biglietti del tram sono del bus. Essersi sbagliati a chiederli e avere ottenuto la risposta sprezzante: “’Ndo devi annà? A Milano?”

 

  • Anche dopo vent’anni di felice ambientazione, sporadicamente il milanese sbrocca perché a Roma non mettono le targhe agli incroci delle vie (e se ci sono non si leggono), per cui si trova a percorrere chilometri prima di sapere che è sulla Tiburtina.

 

  • Lamentare che per qualunque non romano sia impossibile distinguere la carreggiata interna da quella esterna del Grande Raccordo Anulare.

 

  • Detestare che i cassonetti per la raccolta dei rifiuti siano chiamati dai locali “i secchioni”.

 

  • Avere dei rigurgiti di milanesità che nei casi più gravi inducono a chiedere provocatoriamente ai verdurai del cicorino da taglio al solo fine di far partire un pippone identitario allorché viene indicato un cespuglio di cicorione catalogna.

 

  • Provare un forte sentimento revanscista quando i romani ammettono: “Mi dicono che Milano sia bellissima adesso”.

 

  • Lo scooter a Milano serve per andare da un posto all’altro velocemente, a Roma serve essenzialmente per far rosicare gli automobilisti fermi in fila. Convenirne.

 

  • Osservare con piglio sociologico che Milan e Inter sono squadre di calcio, mentre Roma e Lazio sono esperienze religiose. Convenirne.

 

  • Disputare il primato dello squallore tra Quarto Oggiaro e il Quartiere Bastogi.

 

  • Il renaming della Lega ne ha parzialmente stemperato la connotazione milanese. Rallegrarsene.

 

  • Il romanesco è la lingua franca dello spettacolo italiano. Provare invidia. La prosodia milanese è confinata al commendator Zampetti. Rammaricarsene.

 

  • Il milanese imbruttito è infinitamente più abietto del coatto. Dibatterne.

 

  • Il milanese quando può lasciare l’auto parcheggiata in modo da bloccare una rotonda anche solo per pochi minuti ha un orgasmo perché è consapevole che se avesse fatto una cosa del genere a Milano un tumulto popolare avrebbe già provveduto a linciarlo.

 

  • La bicicletta a Milano ha conosciuto un prepotente rilancio fashion grazie alle mamme della zona Magenta-Garibaldi. A Roma la bicicletta possiede ancora una connotazione neorealistica a causa dell’orografia cittadina. Tuonare contro i sette colli.

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