Gli zombie

Sono i mostri meno simpatici. E anche meno espressivi. Perfetti per questa epoca ottusa. Meglio comunque aver qualcosa di superfluo da dire.

2 Febbraio 2018 alle 06:07

Gli zombie

• Il mostro tipico di quest’epoca squallida: non sa parlare, è privo di aura romantica, è una materia bruta e fa anche un po’ schifo.

 

• Citare sempre i film di George A. Romero. Evitare “La notte dei morti viventi” (1968), scontato; preferirgli il secondo capitolo del ciclo, “Zombie” (1978), di cui ricordare di apprezzare la sottile satira anticonsumistica con l’assedio al supermercato. Non è necessario averli visti.

 

• Preferire la forma italianizzata “zombi”. Valutare se far partire un pippone contro la sudditanza linguistica nei confronti dell’inglese.

 

• “The walking dead” è imbattibile per la pennica domenicale, persino superiore al Gran Premio di Formula Uno: dopo cinque minuti hanno già fatto fuori venticinque zombie e si può scivolare nell’oblio risvegliandosi quietamente poco prima di cena.

 

• Ora che Elon Musk è riuscito a vendere settemila esemplari del suo lanciafiamme antizombie a 500 dollari l’uno, chiedersi che cosa aspettino lassù per mandare il nuovo diluvio e per ricominciare da zero. Convenirne. Vedi seguente.

 

• "No, non sto progettando nessuna epidemia mondiale di zombie (zombie apocalypse) per vendere il mio lanciafiamme». (Da un tweet di Elon Musk che smentisce una voce diffusa in rete)

 

• Non appena possibile sfoggiare la propria cultura variegata e profondissima annoiando gli astanti con dissertazioni sul folclore haitiano. Per imparare quanto necessario a fare bella figura in salotto non ci vogliono più di dieci minuti.

 

• Ci si posiziona come cinefilo incallito citando i titoli più demenziali del genere. Tuttora insuperato “Io zombo, tu zombi, egli zomba” (1979) di Nello Rossati; se qualcuno lo cita prima di voi, ripiegare  su “Le notti erotiche dei morti viventi” (1980) di Joe D’Amato.

 

• Sperare che qualcuno pensi che “Zombie” dei Cranberries parli dei non morti per far partire una conferenza sulla questione irlandese. Citare un video satirico di alcuni anni fa in cui un pupazzo di gomma con le sembianze di Grillo cantava una parafrasi di “Zombie” dei Cranberries riferendosi a Bersani e al PD.

 

• Stigmatizzare la dissennata esterofilia degli italiani, disposti a importare tradizioni che con noi non hanno nulla a che vedere, come Halloween (ormai massificata) o il più esotico voodoo. Se la levatura culturale dell’uditorio lo consente, citare Marcel Mauss. Inutile dire che non è necessario averlo letto.

 

• Nel giugno 2012 l’agenzia Usa della salute (Cdc) dovette precisare che non era in atto nessuna epidemia di zombie e nemmeno era a conoscenza di virus in grado di provocare il fenomeno dei morti viventi.  Spigolare che alla luce di ciò l’elezione di Trump diventa molto più spiegabile.

 

• Con piglio sociologico notare che qualche anno fa i vampiri erano la moda imperante, oggi, invece, sono stati sostituiti dai meno espressivi zombi. Emblematico segno della degenerazione dei tempi.

 

• Non dire di avere paura degli zombie, bensì affermare di soffrire di kinemortofobia. Tirarsela moltissimo.

 

• Tutti gli uomini sono dei mostri. Non c’è altro da fare che cibarli bene. Un buon cuoco fa miracoli. (Oscar Wilde)

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