I bitcoin

Non si fa che parlarne, ma quasi nessuno sa esattamente che cosa siano. Quale miglior occasione per sfoggiare competenze inesistenti con un bassissimo rischio di venire smentiti?

8 Dicembre 2017 alle 06:00

I bitcoin

• Non avere la più pallida idea di che cosa caspita siano. Nondimeno parlarne ostentando competenza.

 

• Dopo avere passato intere mattinate su internet a cercare di capire come funzionino, essersi lanciati in una spiegazione a un collega, ma alla terza subordinata consecutiva la sconfitta ignominiosa è parsa evidente. Rammaricarsene.

 

• Diffidarne.

 

• Confonderli con altri tipi di truffe affermatesi negli anni passati, come l’aeroplano di buona memoria.

 

• La sòla del nuovo millennio. Convenirne.

 

• Liquidarli come la moda del momento. Rifiutarsi di articolare il concetto.

 

• Atteggiarsi a Cassandre, preconizzando il loro inevitabile tracollo, con le conseguenti macerie, posiziona come critici smagati dell’economia postcapitalistica.

 

• Dopo decenni che si ricevono telefonate dalle società più improbabili che cercano vanamente di convertirvi al trading online, figurarsi se si è suscettibili di cascare nella trappola dei bitcoin. Arabescare.

 

• Ma come si fa a fidarsi di una moneta creata da un anonimo inventore che si fa chiamare Satoshi Nakamoto? Valutare se chiedere se per caso si tratti del terzino dell’Inter.

 

• Infilarli in qualunque conversazione sull’economia per far capire che si è al passo con i tempi.

 

• Se qualcuno cita i bitcoin, chiedere con pignoleria se stia parlando dei Bitcoin con B maiuscola o dei bitcoin con la b minuscola. Sperare che qualcuno chieda in cosa consista la differenza per dare la stura a un pippone sulla tecnologia e la valuta.

 

• Se qualcuno fa notare che in pochi mesi il bitcoin è passato da circa 400 Euro a poco più di 8000, dire che è inevitabile che prima o poi si sgonfi con enormi danni per chi resterà col cerino in mano. Se si vuole suggerire un vasto bagaglio culturale, citare la bolla dei tulipani nell’Olanda del Seicento e quella del Mississippi nella Francia del secolo successivo. È sufficiente citarle, non occorre saperne di più.

 

• Preferibilmente citare altri tipi di criptovalute, come Litecoin, Ethereum ecc. Valutare se addentrarsi in fumose spiegazioni sul perché siano da preferire ai bitcoin.

 

• Dire che l’assenza di terze parti, come controllori, notai, istituti centrali, fa sì che tutti possano gestire la rete di blocchi che valida le operazioni. Valutare se infilarsi nel tunnel dei pregi e dei limiti della democrazia diretta.

 

• La propria piattaforma di bitcoin trading è sempre migliore di quella del vicino, per definizione.

 

• Sostenere che aveva ragione Gordon Gekko quando diceva che l’avidità è una cosa buona. Controllare tra i presenti chi ha colto la citazione e ammiccare con complicità.

 

• Servono essenzialmente per perpetrare frodi fiscali. Non è indispensabile sapere spiegare perché. Al massimo buttare lì che il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz pensa che andrebbero messi fuorilegge.

 

• Un anno fa valevano 585 euro l’uno e ora siamo già a 8000 e rotti. Parlare delle monete seppellite da Pinocchio su consiglio del Gatto e della Volpe.

 

• Sono ormai inarrestabili. Vedere in ciò uno dei segni dell’Apocalisse imminente. I più colti possono citare Réné Guénon e la sua concezione spirituale del denaro. Trarne deduzioni sul carattere diabolico del capitalismo.

 

• Preferire parlare di criptovalute, invece che di bitcoin, per far capire che non siete dei parvenu che ripetono a pappagallo nozioni orecchiate qui e là. Curarsi di poterne citare davvero almeno due o tre, nel caso qualcuno voglia venire a vedere il bluff.

 

• Avere un figlio preadolescente che dice di voler fare il bitcoin broker da grande. Rabbrividire.

 

• Averci messo anni per imparare a mandare una mail e ora tocca capire anche questa nuova cazzata. Tuonare contro la modernità. Valutare se diventare Amish.

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