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Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quel che si dice

I copioni

La circolazione ultraveloce delle informazioni ha reso pressoché impossibile farla franca. Proprio per questo, bisogna assolutamente sapere come parlarne e come sparlarne.

29 Luglio 2016 alle 06:11

I copioni
- Stilare una classifica dei grandi copioni assurti alle glorie della cronaca. Al momento Melania Trump è inarrivabile. Convenirne.

 

- Ammirare incondizionatamente la faccia come il culo di quegli autori che, beccati a copiare pagine e pagine, virgole comprese, di "Guerra e Pace" o di "Via col vento" si sono giustificati dicendo che è stato il rifluire inconscio di letture molto amate. Riconoscere che la classe è classe.

 

- Fare una distinzione tra i due tipi fondamentali: quelli che copiano e lo ammettono e che, in certi casi, possono perfino risultare simpatici e quelli che copiano e lo negano, che sono pessimi senza eccezione.

 

- Il fatto che qualcuno la copi significa che un'idea è buona, giacché nessuno si metterebbe a copiare una stupidaggine. Ricordare di avere sostenuto un concetto analogo con la professoressa di francese relativamente a un proprio compito in classe, ma di non avere incontrato grande consenso.

 

- Pensare che Al Bano Carrisi abbia fatto causa a Michael Jackson accusandolo di avergli copiato "I cigni di Balaka" è da sempre fonte di grande consolazione nei momenti più difficili. Convenirne.

 

- Ricordare alcuni compagni di classe che riuscirono a farsi scoprire a copiare il compito di matematica perché copiarono anche le cancellature. Non esagerare con l'amarcord.

 

- Quando possibile notare che la celebre "All by myself" di Eric Carmen (per intendersi, il pezzo dei titoli di testa del Diario di Bridget Jones) è a dir poco ricalcata dal secondo movimento del Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 di Sergej Rachmaninoff. Non è una novità, ma di solito consente di fare la propria porca figura in società.

 

- Segnalare come il copiare abbia una rilevanza morale del tutto differente secondo il contesto culturale. In Italia copiare dal compagno di classe è un'attività sostanzialmente innocente; in America copiare è il male. Sperare che qualcuno chieda perché per poter spiegare che tutto dipende dal diverso sistema di valutazione: in Italia chi copia non danneggia tutti gli altri, in America invece sì. Se necessario arrivare a disegnare la curva gaussiana del modello valutativo anglosassone. Ciò suggerisce uso di mondo ed esperienze internazionali.

 

- Se il contesto lo consente, citare il grande César Paladión di Borges-Bioy Casares, che aveva riscritto parola per parola e senza cambiare una virgola quasi tutte le grandi opere della letteratura mondiale, dalla Divina Commedia al Mastino dei Baskerville, filtrandole con la propria sensibilità, che era peraltro identica a quella degli autori dei testi originali. Très chic.

 

- In un contesto ad alta scolarizzazione si racconti con dovizia di particolari di quando Ungaretti, nel 1966, allorché stava in Brasile, si innamorò di Bruna Bianco, poetessa di cinquantadue anni più giovane di lui, e nelle appassionate lettere che le spediva spacciava per suoi dei versi di James Joyce. E improvvisamente il vecchio, caro Giuseppe diventa uno di noi.

 

- Quando rubi da un autore è plagio, quando rubi da tanti è ricerca. (Scritta apparsa su un muro dell’Hotel Rand di New York)

 

- Considerare dolentemente che il copia-e-incolla ha tolto ogni dignità al plagio: prima era un'azione che richiedeva determinazione e fatica, ora è alla portata di qualunque impiegato svogliato. Dissertare sulla decadenza dei tempi.

 

- Ricordarsi sempre di dire che bisogna anche saper copiare. (Vedi seguente)

 

- Aneddoto di sicuro successo da raccontare in presenza di direttori marketing e comunicatori: Asad Ullah, il gestore originario del Bangladesh di un piccolo negozio di alimentari in corso Belgio 42, a Torino, ha chiamato la propria bottega "Eat, Alì". Quando si è geni, si è geni.

 

- L’originalità è l’arte sottile di ricordare ciò che ascolti ma di dimenticare dove l’hai udito. (Laurence J. Peter)

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