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Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quel che si dice

Marketing estremo

Tutti ne siamo vittime. È il prezzo da pagare alla modernità. Ecco perché abbiamo tutti bisogno di idee precotte da buttare lì, simulando di averle concepite al momento

22 Luglio 2016 alle 06:13

Marketing estremo
- Lamentarsi degli effetti dell’evoluzione tecnologica sulla vostra vita: per esempio, sono tre anni che non rispondete più al telefono fisso, perché ricevete chiamate esclusivamente da un'azienda che cerca di vendervi una costosissima macchina per liberare la casa dagli acari della polvere.

 

- Stigmatizzare il carosello dei venditori di rose che nel corso di una cena con finalità romantiche può sabotare l’atmosfera fino a dieci volte consecutivamente. Rimpiangere i suonatori ambulanti che, se non altro, avevano una gestione delle zone di competenza assai più efficiente.

 

- Ogni volta che si esce da una libreria Feltrinelli dopo aver fatto acquisti, dribblare i temibili venditori di libri africani. Dire di stare riconsiderando le posizioni sull’immigrazione di Donald Trump: evitare. Eccessivo.

 

- Nutrire sinceri sentimenti ambientalisti e umanitari, tuttavia concepire pensieri di morte nei confronti degli attivisti di Greenpeace o di Amnesty International che tendono agguati lungo i marciapiedi per strappare un’offerta. Riprovarsi.

 

- Proporre sia dedicato un monumento a Massimo Troisi che in “Ricomincio da tre” rimproverava il predicatore americano Frankie con le immortali parole: "Ma je nun capisco, è mai possibile uno ha dda i' a vennere casa per casa a Gesù Cristo comme si fosse n' enciclopedia..."

 

- Ogni volta che si riceve una telefonata sul cellulare da un prefisso sconosciuto, rispondere con diffidenza; arrivare a negare di essere il titolare della linea telefonica, spacciandosi per un suo amico, al fine di liquidare in fretta il seccatore. Stigmatizzare i perniciosi effetti del telemarketing sulla solidarietà sociale.

 

- Provare un forte risentimento nei confronti di tutti i provider telefonici che chiamano a ripetizione chiedendo di tornare con loro. Lamentarsi che nemmeno antichi partner psicolabili abbiano raggiunto tali livelli di petulanza.

 

- Al semaforo azionare i tergicristalli anche in giorni di sole per evitare di dover dissuadere i lavatori di vetri. Quelle volte che ci si dimentica di farlo, agitarsi scompostamente a significare di non avere monete. Contestualmente sentirsi vagamente in colpa per il colonialismo europeo dei secoli scorsi.

 

- Interrogarsi sul perché, dopo che si è acquistato un frigorifero su Amazon, per mesi si viene perseguitati da offerte di altri frigoriferi. Esprimere il desiderio di conoscere l’autore del singolare algoritmo di Amazon.

 

- Provare una forma di struggente tenerezza quando, sporadicamente, nella casella della posta si trovano ancora voluminose buste su cui campeggia a caratteri cubitali la scritta: “Complimenti! Hai vinto un miliardo!”. Dire che mai si sarebbe immaginato di arrivare a commuoversi su un rudere di direct marketing.

 

- Esprimere viva solidarietà a tutti gli iraniani costretti a lasciare precipitosamente il paese all'arrivo di Khomeyni, tuttavia fuggirli con cura per evitare di arretrare insensibilmente mentre vi sfogliano in faccia album rigurgitanti foto di vittime del regime. Una volta sfuggiti loro, rammaricarsi del proprio egoismo, ma per non più di cinque secondi.

 

- Raccontare di avere incontrato un venditore geniale. Il tipo vi ha avvicinato e premettendo “Offerta libera”, vi ha porto un foglietto su cui era scarabocchiato 2x+3=13  x=5. Alla vostra richiesta di spiegazioni ha risposto: “Perché è brutto chiedere dei soldi in cambio di nulla.” Chapeau!

 

- Super-SuperGnomo fa il bucato così bianco, ma così bianco, ma così bianco che la neve si vergogna e il giglio va a cagare. (Marcello Marchesi)

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