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Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quel che si dice

Il salone del libro di Torino

Ogni anno ritorna. Per alcuni un appuntamento culturale immancabile, per altri una vana vetrina mondana. In ogni caso è bene sapere cosa dirne

13 Maggio 2016 alle 06:18

Il salone del libro di Torino
- Immancabile per qualunque scrittore di nessun successo.

 

- Andarci comporta un unico vantaggio di ordine psicologico: sentirsi parte di quella grande comunità intellettuale. Per il resto non serve a niente. Dirlo in tono blasé suggerisce pratica del settore.

 

- Girando tra i corridoi, di tanto in tanto, non appena si scorga uno scrittore di una qualche notorietà, rivolgere dei saluti nel mucchio: "Ciao, Sandro!" "Ciao, Francesco!" È importante continuare a camminare per impedire che il salutato si renda conto di non conoscervi.

 

- Ogni anno c'è sempre la festa a cui non si può assolutamente mancare, poiché è l'evento mondano del Salone. Per anni lo è stata la festa del venerdì di Minimum Fax.

 

- Dire che è come stare in un frullatore per cinque giorni.

 

- Avere partecipato alla presentazione di un vostro libro collocata a cinque metri dalle casse alte un piano di Radio DeeJay. Ricordarlo come un'amara esperienza.

 

- Sul treno che viene da Milano o da Roma cercare di identificare gli operatori del settore che stanno andando al salone. Riconoscerli dalla vaga mestizia e dalle telefonate incessanti che fanno e ricevono.

 

- Trovare il modo di buttare lì che la Buchmesse (mai chiamarla Salone di Francoforte) è un'altra cosa.

 

- Particolarmente insidiose le aspiranti giornaliste librarie che non esitano a sfoderare cosce vertiginose pur di accapparrarsi un'intervista con lo scrittore importante. Negli anni ce ne sono alcune che sono diventate delle piccole leggende nel settore.

 

- Aggirarsi discretamente nello stand del proprio editore cercando di individuare i propri libri e non trovarli o trovarne solo qualche copia sparuta buttata lì in un angolo. È importante incassare con stile.

 

- Scambiarsi sempre succulente novità del mondo editoriale per far capire che siete ben addentro alle segrete cose. Non devono essere necessariamente vere.

 

- Ogni anno ritrovare alla mensa dell'IBF (International Book Fair) lo stesso menù sconcertante e quel giovane scrittore rampante antipaticissimo che si crede Proust. Commentare con meraviglia come né l'uno né l'altro con gli anni siano migliorati di un filo.

 

- Un classico senza tempo: spesso gli scrittori dal vero non sono all'altezza dei loro libri.

 

- Avere elaborato una serie di format che consentano di scrivere anche decine di dediche diverse. L'importante è non scrivere due volte la stessa dedica alla stessa persona su libri diversi.

 

- Tagliare sempre corto con gli amici che ti chiedono quanto si guadagna con un libro.

 

- "E non hai pensato di autopubblicarti su internet, eh?" Idem.

 

- "Basta! Questa è l'ultima volta che vengo al Salone!" Ripeterlo ogni anno.

 

- Brontolare sulla stranezza della mente umana che paga un biglietto per entrare in un posto dove deve pagare per acquistare dei libri.

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