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Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quel che si dice

La chef mania

In questo paese ce la siamo sempre cavata bene in materia, ma non ci era mai sembrato di dovercene vantare. Ora invece non si parla d’altro, ecco perché è fondamentale sapere cosa dire

18 Marzo 2016 alle 06:18

La chef mania
- Una forma di psicosi collettiva. Rimpiangere quando il Paese veniva accomunato solo dal calcio.

 

- Una volta le mamme cucinavano benissimo e non la mettevano giù tanto dura. Convenirne.

 

- Tuonare contro chi non sa tenere a bada il proprio estro creativo e prova per la prima volta una nuova ricetta in occasione di una cena, obbligando amici e conoscenti a mangiare i gamberetti cotti nel latte, perché secondo lui/lei ci stanno bene.

 

- Chiedersi quale forma di disagio psichico spinga seri professionisti a postare su Facebook i prodotti del proprio estro culinario con commenti didascalici tipo: "Stasera caponatina alla maniera di Giulia".

 

- Avere un blog di cucina è molto à la page. (Vedi seguente)

 

- Avere un blog di cucina non basta più, ormai ce l'ha anche la portinaia. Oggi bisogna individuare la nicchia di mercato rimasta scoperta e, perlomeno, è necessario averne uno di cucina e podismo o cucina e carpenteria metallica.

 

- Temere i weekend durante i quali il consorte si dedica all'alta gastronomia e poi lascia la cucina come se avesse appena subito un bombardamento.

 

- Stigmatizzare il/la coniuge che non ha mai neppure saputo far bollire l'acqua per la pasta e ora improvvisamente pontifica sulle virtù del cerfoglio.

 

- Ha fatto più vittime Master Chef della mucca pazza. Convenirne.

 

- Rovinare delle ricette tradizionali con pochi, sapidi tocchi personali e chiedere insistentemente agli amici se hanno gradito.

 

- Dire di avere invitato a cena due amici che si piccano di essere raffinati gourmet e di aver loro servito trenette della marca di pasta più economica condite con il pesto pronto dell'hard discount, un rollè di tacchino di una nota industria alimentare e delle patatine fritte surgelate di una multinazionale, il tutto annaffiato da del vino rosso dal bricco di cartone, senza che notassero alcuna differenza con i prodotti esclusivissimi di cui fanno abitualmente uso. Un classico sempreverde su cui arabescare a soggetto.

 

- I cuochi uomini sono infinitamente più narcisisti delle cuoche donne. Da utilizzare per rianimare la conversazione in momenti di stanca. (Vedi seguente)

 

- I grandi cuochi sono quasi tutti maschi. Segue dibattito.

 

- Saper cucinare è diventato l'equivalente contemporaneo del saper navigare a vela negli anni Ottanta. Dolersene.

 

- Domandare con piglio sociologico quand'è stato che il cibo è diventato food.

 

- Ricordare che quando eravate bambini e domandavate a vostra nonna come si faceva il puré, lei rispondeva sbrigativamente: "Con le patate e il latte" e se insistevate con richieste di maggiori dettagli, bofonchiava fonemi inintelligibili che avevano lo scopo di segnalare la vacuità della domanda. Rivalutarne lo schietto understatement.

 

- Non avere mai sospettato l'esistenza dello scalogno fino a pochi anni fa.

 

- Dibattere se lo Slow food sia stato un grande passo nella costruzione dell'identità italiana o la testa di ponte della deriva gastronomica del pensiero contemporaneo.

 

- Eataly. Adorarla: i suoi prodotti sono ottimi. Convenirne.

 

- Eataly. Aborrirla: è prevalentemente un fenomeno di marketing. Convenirne.

 

- Il massimo dello chic-sostenibile è costringere amici e colleghi d'ufficio ad adottare un contadino che una volta al mese consegna a tutti una cassetta a testa di ortaggi biologici coltivati amorosamente dalle sue proprie mani nel suo orto. Di seguito, secondo il contesto, valutare se lodare convintamente la sana abitudine o confessare di essersi rotti i coglioni della dieta a base di ratatouille a cui si è costretti da mesi.

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