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Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quel che si dice

Velleitarismi

Di tanto in tanto tutti ne coltiviamo uno o due. Ecco cosa pensarne e - soprattutto - dirne senza starci troppo a pensare

29 Gennaio 2016 alle 06:18

Velleitarismi
- Durante la pausa pranzo lamentarsi con i colleghi e proclamare di voler mollare tutto per aprire un posto come questo (fare un ampio gesto a indicare i tavoli affollati): una vera miniera d'oro.

 

- Vagheggiare di scrivere un libro. Aggiungere che sono anni che si sta raccogliendo del materiale. Non specificare quando si comincerà a scriverlo.

 

- Mancare di tempo 1. Constatare con amarezza che dover relegare i propri interessi al weekend è terribilmente frustrante. Acclarato ciò non è più necessario fare alcunché durante il weekend. (Vedi seguente)

 

- Mancare di tempo 2. Acquistare molti più libri di quelli che si è in grado di leggere, accumulandoli per quando si andrà in pensione e si avrà finalmente il tempo di dedicarvisi. Non confessarsi di sapere perfettamente che non li si leggerà mai. (Vedi seguente)

 

- Mancare di tempo 3. Dolersi di non avere tempo per leggere tutti i romanzi che si vorrebbe leggere, giacché è indispensabile disporre di almeno cinque ore, altrimenti non si riesce a staccare e a immergersi nella storia. Approfittarne per non leggere mai niente.

 

- Durante una riunione tra amici, non appena qualcuno nomina una qualunque località del globo, entusiasmarsi e cominciare a fare progetti seduta stante di vacanze e weekend collettive. Se qualcuno esprime una benché perplessità, prodursi in grandi sforzi per convincerlo dell'indispensabilità della cosa. Ottenuta una disponibilità di massima, cambiare discorso e dimenticarsene per sempre.

 

- Volersi iscrivere in palestra. Farlo. Non andarci mai se non il giorno dell'iscrizione (pagare la quota annuale).

 

- Smaniare per trascorrere una serata tranquilla: una buona cenetta, un buon romanzo, un buon sigaro. Quindi partecipare a un'apericena con un plotone di stronzi, ubriacarsi e cercare di rimorchiare una strappona/un quarto di manzo da portarsi a letto. Deplorare.

 

- Annunciare solennemente che questo weekend non si vuol fare nulla, probabilmente nemmeno togliersi il pigiama, e al massimo spararsi l'ultima serie di House of cards. Valutare se tuonare contro quelli che dopo una settimana di stress si infilano in auto con la famiglia e trascorrono la maggior parte del tempo in coda sull'autostrada. Tenere sotto controllo il magone.

 

- Dal 15 dicembre ripetere convulsamente che quest'anno a San Silvestro si andrà a letto alle dieci con un buon libro.

 

- Affermare che è molto meglio stare da soli piuttosto che vivere una vita d'inferno con uno/una con cui non si ha nulla in  comune. Avere cura di sostenerlo solo in assenza del/la partner.

 

- Stigmatizzare i coetanei che si accoppiano con ragazze molto più giovani di loro. Interrogarsi su cosa si avrà mai da dire a una che ha trent'anni di meno.

 

- Proporre la visione dell'ultimo film iraniano che vi hanno detto essere stupendo. Dopo una timidissima resistenza aderire alla controproposta di andare a vedere l'ultimo cinepanettone.

 

- Quest'anno bisognerà proprio decidersi a imparare bene l'inglese. Convenirne.

 

- Deplorare chi frequenta i villaggi vacanze; di seguito dissertare ad libitum sulla differenza tra viaggiare (ottimo) e fare del turismo (pessimo). Citare Chatwin: evitare. Usurato.

 

- "I nati nel settantanove suonano in almeno due o tre gruppi e fanno musica datata. I nati nel cinquantanove tengono corsi di teatro e quando va bene si rimorchiano le allieve." (Da "Velleità", I cani, 2011)

 

- Deprecare chi si iscrive a un corso di burlesque. Chiosare che anche nelle velleità si deve scongiurare il pericolo di andare fuori moda.

 

- Vi sono esseri sfortunati, la cui unica ambizione è, per tutta la vita, di perfezionare il disastro. (Gesualdo Bufalino)

 

- Sostenere di stare aspettando da tutta la vita l'uomo giusto. Detestando i velleitarismi, però, nel frattempo essersi sposate due o tre volte. Chic.

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