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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

Le targhe alterne

Sono la grande scomodità del momento. Provvedimento doveroso o patetico tentativo di metterci una pezza all’italiana? L’importante è parlarne a capocchia

25 Dicembre 2015 alle 06:18

Le targhe alterne

- Che poi circolano tutti lo stesso, pari e dispari, e nessuno gli dice niente. Deprecare. (Vedi seguente)

 

- Dicono vi siano ottomila vigili a Roma, ma mai che se ne veda uno controllare le targhe. Valutare se deviare il discorso su: "Basta che cadano due gocce di pioggia e i vigili scompaiono". Ipotizzare siano idrosolubili.

 

- Chi è anagraficamente attrezzato può ricordare con nostalgia le domeniche senza automobili del 1973/74 a causa dell'austerity.

 

- Sono una presa per il culo. Non spiegare di più.

 

- Affermare con sicumera che poi le marmitte cataliche inquinino anche di più delle altre. Non spiegare perché.

 

- Il problema non sono le targhe alterne, bensì gli italiani che non rinunceranno mai all'automobile. Replicare immediatamente: d'altra parte, per vendere le auto della Fiat ci hanno detto per cinquant'anni che se non avevamo la macchina eravano degli sfigati e alla fine ci abbiano creduto.

 

- Le polveri sottili. Un incubo. Tuonare contro. Di seguito, dire che in Cina sono messi molto peggio di noi. Convenirne.

 

- Parlare di nanopolveri lascia intuire che sull'argomento a voi non la si fa.

 

- Il guaio è che non piove da troppo tempo. Valutare se tirare far partire un pippone sul cambiamento climatico provocato dalla dissennatezza dell'uomo.

 

- Che poi, tanto, molte famiglie hanno la seconda auto e quindi il provvedimento viene vanificato alla base. Obiettare che non è detto che le auto abbiano le targhe l'una pari e l'altra dispari. Non controbiettare, ma liquidare con una scrollata di spalle.

 

- Scagliarsi contro; le soluzioni all'inquinamento da polveri sottili dovrebbero essere ben altre. Non spiegare quali.

 

- Del resto, in un paese dove i trasporti pubblici sono stati volutamente depressi per decenni non è che si possa pretendere. (Vedi sopra "per vendere le auto della Fiat")

 

- Affermare con aria dolente che manca la volontà politica. Non è necessario specificare per fare che cosa.

 

- Sono solo un'oscura strategia per riempire le casse del comune con i soldi delle multe. Arabescare a braccio sul tema: "Sindaci e amministrazioni canaglia".

 

- Brontolare che non si capisce mai un cazzo sulle ore e le zone in cui si circola a targhe alterne. Concluderne che questa è l'ennesima cosa all'italiana.

 

- Trovare ridicolo decretare le targhe alterne e poi sospenderle da mezzogiorno alle 16.30, così tutti si buttano in auto in quelle quattro ore come degli invasati, vanificando di fatto i benefici del provvedimento. Più si resta sul vago, maggiore è l'effetto.

 

- Chiedere con aria svagatamente mondana se il particolato sia una speciale glassatura di alcuni panettoni non tradizionali. Chic.

 

- Se qualcuno parla di targhe alterne, sogghignare torvamente e tirare fuori le Sette Sorelle che, finché ci sarà una goccia di petrolio, non molleranno la presa, anche se esiste già la tecnologia per fare a meno dei combustibili fossili. Continuare a soggetto. Attenzione a non passare per complottisti da internet.

 

- Alla fine faranno come con l'acqua potabile: se non riescono ad abbassare la concentrazione di polveri sottili, alzeranno per legge la soglia di tollerabilità. Continuare a soggetto, eventualmente fino ad adombrare la regia occulta di un sinistro gruppo di potere.

 

- Essere molto scettici sull'attendibilità delle rilevazioni. Valutare se portare l'esempio della Volkswagen. Se qualcuno obietta che le emissioni di CO2 sono ben altra cosa delle polveri sottili, liquidare l'obiezione con un insuperabile: "Sì, sì, ma tanto non ci dicono mai la verità".

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