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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

Coworking & C.

Lavorare si deve, tanto vale allora farlo con stile ed eleganza. E, soprattutto, mai dire nulla di originale in merito

30 Ottobre 2015 alle 06:16

Coworking & C.
- Il coworking è il futuro. Non è indispensabile sapere esattamente cosa sia.

 

- In Europa (non precisare dove) stanno sorgendo come funghi locali dove si paga solo il tempo: tutto il resto, dalla fotocopiatrice, al fax, ai pancake è gratis. Plaudire.

 

- È molto meglio lavorare al caffè, perché a casa tra telefono, tv, bambini, moglie eccetera non c’è modo di concentrarsi.

 

- Oggi aprire un coworking è molto avanti. Convenirne.

 

- Se capita di passare accanto a una vecchia struttura industriale, per far capire che si è in sintonia con i trend internazionali, dire immediatamente che sarebbe il luogo ideale per farci un coworking.

 

- Detestare scrivere da Starbucks, ma farlo solamente per il momento di gioia incontenibile in cui qualcuno si avvicina per chiedere se siete uno scrittore. (Vedi seguente)

 

- Ogni tanto è importante digitare qualcosa sul Mac per dimostrare che si sta lavorando davvero. Sempre utile “Il mattino ha l’oro in bocca. Il mattino ha l’oro in bocca. Il mattino ha l’oro in bocca.”

 

- Accendere il Mac, non scrivere niente, fare i fighi, lumare le pupe, sentirsi Joe Falchetto.

 

- Lamentare che in Italia non ci siano molti posti dove andare a lavorare con il proprio laptop se non si ha voglia di restare a casa, mentre quando abitavate a (inserire il nome di una qualunque capitale estera), là sì che tutti lavoravano al caffè. (Vedi seguente)

 

- In realtà ci si metterebbe molto meno a fare il lavoro a casa propria, però bisogna ammettere che al caffè si cucca infinitamente di più.

 

- Per lavorare in un struttura di coworking è preferibile svolgere professioni creative per cui anche se si cincischia al computer senza fare un cazzo non ci si deve sentire in colpa.

 

- Categorie giuste con cui condividere il luogo di lavoro: sceneggiatori; programmatori informatici; giornalisti di costume; blogger; startuppers (irrilevante sapere di cosa si occupi la startup); scrittori scarsamente editi; fancazzisti generici.

 

- Recarsi al caffè con il proprio laptop a piedi o in bicicletta. Arrivarci con l’auto è dequalificante e per nulla urban style: evitare.

 

- Con piglio sociologico spiegare che per anni Starbucks si è rifiutato di aprire in Italia, onde evitare la competizione con il modo locale di consumare il caffè, ma ora hanno cambiato idea, dopo aver capito che il loro core business non è il caffè, bensì la coolness. Mai tradurre i termini anglosassoni. (Vedi seguente)

 

- Notare che nelle commedie sentimentali hollywoodiane lavorare col proprio laptop da Starbucks conduce senza meno a incontravi l’uomo/la donna dei propri sogni. Frequentarlo da anni, ma avere fatto conoscenza solo con un ubriacone, però simpatico.

 

- Spiegare come all’estero si possa bivaccare al caffè con il proprio laptop per un’intera giornata bevendo solo un caffè senza che nessuno abbia da ridire, mentre da noi se non si consuma si viene guardati male. Arabescare sul provincialismo.

 

- Lavorare al caffè sta alla produttività come studiare in biblioteca stava al rimandare gli esami all’università.

 

- Notare che mentre una volta ci si limitava a detestare i propri colleghi, ora con l’avvento del coworking è possibile detestare anche quelli degli altri. Rammaricarsene.

 

- Se si lavora in uno spazio comune, per far capire che siete dei creativi di successo è fondamentale possedere un Mac, eventualmente anche un iPad e un iPhone. Il PC, ancorché di design, fa subito colletto bianco: evitare.

 

- Tenere sul tavolo accanto al laptop un tascabile, meglio molto usato, di un classico della letteratura rivela il pensoso intellettuale. Preferire autori di nicchia sottolinea la resistenza all’omologazione. Molto consigliati: Michail Lermontov, William Blake, Marguerite Yourcenar (no Memorie di Adriano).

 

- Il creativo che lavora in pubblico ricordi di tenere sempre un taccuino sul tavolo. Di tanto in tanto scriverci qualcosa: da fuori anche “Ricordarsi di comprare il latte” sembrerà un’ispirazione.

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