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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

I mezzi pubblici

Chi li prende e chi li evita come la peste. Chi ci si rilassa e chi ha delle crisi di nervi. A qualunque categoria apparteniate, eccovi delle banalità per tutte le occasioni.

9 Ottobre 2015 alle 06:18

I mezzi pubblici
- Non appena ti accendi una sigaretta arriva il tram. Convenirne.

 

- Avere intessuto delicate storie d’amore immaginarie sul tram incontrando ogni giorno la stessa ragazza che, in cinque anni di liceo, non vi ha mai degnato di uno sguardo. Dolersene. (Vedi seguente)

 

- Parlare a voce alta sul bus per far sentire quanto siete simpatici alla ragazza che vi interessa. Avere compreso con gli anni l’inefficacia di tale tecnica.

 

- A dispetto della sincera tempra democratica, detestare i mendicanti dell’Europa dell’Est che salmodiano sempre la stessa storia: “Sono una familia povera, niente casa, niente lavoro…” Sottolineare di non essere razzisti.

 

- A Roma sono un modo di dire. (Vedi seguente)

 

- Se si è a Roma dire che a Milano funzionano benissimo. Di seguito precisare che Milano è quattro volte più piccola e quindi è più facile.

 

- Dare sempre una monetina ai musicisti che suonano nei corridoi della metropolitana, perché così se un giorno qualcuno dovesse diventare il nuovo Springsteen potrete dire di averne intuito il talento in tempi non sospetti.

 

- Aborrire quelli che non sanno dare l’indicazione al turista che gliel’ha chiesta e si mettono a studiare la carta dei trasporti insieme a lui come se la vedessero per la prima volta.

 

- In estate vi si incontrano delle ascelle per cui ci vorrebbe il porto d’armi.

 

- Tuonare contro i ragazzini che se ne stanno spaparanzati con gli auricolari nelle orecchie ignorando anziani e donne incinte. Variante: se vi cedono il posto, restarci male.

 

- A Roma i conducenti degli autobus guidano sempre come se avessero appena fatto una rapina. Convenirne.


- Notare con piglio sociologico che quattro lettori su cinque sono donne.

 

- Sdegnarsi che le donne, dopo una certa ora siano costrette a prendere il taxi. Valutare se dare la stura a una vibrante requisitoria su quanto questa società sia a uso e consumo maschile. (Vedi seguente)

 

- Dopo una certa ora non prenderli più, perché ci sono solo extracomunitari. Non avere nulla contro gli extracomunitari, però ecc. ecc.

 

- Osservare che le panchine di legno dei vecchi tram favorivano le relazioni umane. Preferirle ai sedili monoposto di quelli moderni che, al contrario, incentivano l’uso onanistico del telefonino.

 

- Citare i vecchi tram di Lisbona testimonia uso di mondo.

 

- Parlare ironicamente del solito tram-tram. Assicurarsi che l’uditorio rilevi il refuso.

 

- Dire che non c’è la volontà politica di farli funzionare perché bisogna far vendere le auto alla Fiat o ad altri potentati.

 

- Teorema: Gli italiani non rinunceranno mai all’auto a favore dei mezzi pubblici. Corollari: In ogni automobile c’è una sola persona / Il vero guaio del traffico sono le mamme che parcheggiano in doppia fila per aspettare che i figli escano dalla scuola / Ci hanno detto per cinquant’anni che dovevamo avere l’auto e adesso che ce l’abbiamo tutti, ci dicono che non dobbiamo più usarla: tuonare contro la malvagità del potere.

 

- A Londra conviene prendere il taxi perché la metropolitana è carissima. Non cercare di dimostrare l’affermazione, presentarla come un dato di fatto.

 

- Scagliarsi contro gli autofiloferrotramvieri in sciopero. Quindi scegliere se invocare la fucilazione o ricordare che è un diritto garantito dalla Costituzione, però vabbe’ che vabbe’, ma non si può mica mettere in ginocchio una città.

 

- Teorizzare con afflato antagonista che il biglietto non lo pagate, tanto la statistica è dalla vostra e, nel caso, basta declinare delle generalità false.

 

- Ricordare che nella metropolitana di Tokio ci sono degli omini pagati per stipare i passeggeri nei vagoni.

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