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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

Le allergie

Quasi tutti ne abbiamo qualcuna. Qualcuno le ha tutte. Una volta erano l’eccezione, oggi sono la norma. Meglio allora spararle grosse.

2 Ottobre 2015 alle 06:28

Le allergie
- Ce ne sono sempre di più. Convenirne.

 

- Ricordare quando c’era solo il raffreddore da fieno come una perduta età dell’oro.

 

- Fare sottili distinzioni tra allergie e semplici intolleranze. Non è indispensabile conoscere la differenza.

 

- Attribuire la loro proliferazione ai conservanti negli alimenti, agli ogm, agli ormoni nelle bistecche, alla penicillina, agli antibiotici, alle scie chimiche, agli ufo ecc.

 

- I target più evoluti hanno persino dei cani allergici.

 

- Essere perseguitati da anni da un’azienda che telefona periodicamente per proporre un apparecchio che per poco più di un migliaio di Euro libera la casa dagli acari. Dichiararsi amanti degli acari. (Vedi seguente)

 

- È tutta colpa degli àscari. (Sentita su un mezzo pubblico)

 

- Lo splendore sociale è riuscire a sottoporsi per primi a un nuovo tipo di test allergologico. Attualmente è assai di moda il Vega-test, ma sono ben piazzati anche quelli della forza muscolare e del capello.

 

- È molto avanti avere la domestica filippina allergica alla mozzarella, ma solo a quella di bufala. Ideale da perseguire: averne una allergica alle ostriche e/o al caviale.

 

- Dichiararsi strumentalmente allergici ad alcuni alimenti, così lo chef stellato non possa sbroccare per il fatto di avere tanti menù diversi allo stesso tavolo.

 

- Sono un fatto identitario, come appartenere al club degli ex-harvardiani o a uno di quei social network esclusivi dove si entra solo su invito di un miliardario.

 

- Affermare che i poveri sono meno allergici dei ricchi perché hanno meno soldi da investire in esami e quindi non sanno di esserlo. (Vedi seguente)

 

- Non sono celiaco, non posso permettermelo. Chic.

 

- Avere un’amica incredula che ha messo molto parmigiano nel risotto per verificare l’effettiva allergia allo stesso di alcuni dei presenti. Essere stati in ansia per un giorno in attesa dello shock anafilattico, che non si è mai verificato.

 

- Essere allergici alla colatura delle acciughe di Cetara oggi, come negli anni Ottanta lo si era alla rucola, dimostra grande senso dell’attualità.

 

- Non avere mai capito come si dica: celiaco, ciliaco, ciriaco. Inventare sempre nuove varianti.

 

- Ma che cazzarola è il kamut?

 

- Evitare di competere per chi ha le più invalidanti.

 

- Dire di avere un’amica che gira con un’iniezione di nitroglicerina o di adrenalina (non ricordare bene) nella borsetta, da usare in caso di shock anafilattico.

 

- Avere un’amica allergica a tutto che ostenta di nutrirsi solo con un canarino (acqua calda e limone) e averla poi beccata mentre si faceva uno sfilatino di un metro con la mortazza.

 

- Ogni periodo storico ha il suo mantra. Anni Sessanta: Peace and love. Anni Settanta: Il privato è politico. Anni Ottanta: Greed is good. Anni Novanta: Nam myōhō renge kyō. Ventunesimo secolo: Gluten free.

 

- Non avere neanche un’allergia è essere un paria della società. Convenirne.

 

- Detestare quelli che hanno perso trenta chili solo rinunciando agli anacardi.

 

- Avere un nutrizionista fighissimo che vi ha tolto i lieviti, il latte e i suoi derivati, le farine, la carne, i carboidrati. Deplorare.

 

- Coprirsi di bolle se uno spasimante utilizza congiuntivi avventurosi in un sms, non può ancora essere considerata una forma di allergia. Dolersene.

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