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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

Gli occhiali

Statistiche alla mano, circa una persona su quattro li porta. Come farsi mancare allora di dirne qualcosa di veramente scontato?

4 Settembre 2015 alle 06:19

Gli occhiali
- Non ricordare mai dove li si è messi. Fare seguire imprecazioni ad libitum.

 

- Una volta servivano per leggere, oggi per sottolineare la personalità. Deplorare.

 

- Scandalizzarsi per i prezzi delle montature. Completare sempre il concetto con: in fondo, sono un pezzo di plastica.

 

- Vantare le doti del titanio. La montatura la puoi persino appallottolare senza che si deformi in alcun modo. Chiedersi chi possa mai volerla appallottolare.

 

- La montatura anziana da nerd comporta l’onere della prova: se si risulta hipster è intollerabile.

 

- Checché se ne dica fanno intellettuale. Convenirne.

 

- Notare che qualche anno fa nelle foto di moda il modello ne mordicchiava languidamente la stanghetta. Ora non si usa più.

 

- Chi è anagraficamente adeguato può citare a memoria intere strofe di “Cin cin con gli occhiali” di Herbert Pagani. Se l’interlocutore non conosce Herbert Pagani stupirsene come se non avesse mai sentito nominare Shakespeare.

 

- Tanto è tutta roba di Del Vecchio. Deprecare.

 

- Ricordare con raccapriccio quando negli anni Settanta tutti abbiamo portato i Ray-Ban a goccia che, notoriamente, non stanno bene a nessuno. (Vedi seguente)

 

- Notazione storico-sociologica: negli anni Settanta, abbinati alle Barrow’s, i Ray-Ban qualificavano il sanbabilino.

 

- Nei film hollywoodiani la segretaria se li toglie e si trasforma in una gnocca sconvolgente. Ricordare che il cinema è finzione.

 

- Rammentare quando da bambini a scuola si veniva dileggiati con il termine “quattrocchi”. Chiedersi se accada ancora oggi.

 

- Mai scegliere la montatura con un’amica, si rischia di passarvi il pomeriggio; mai scegliere la montatura senza un’amica, si rischia di farsi intortare dall’ottico e di comprare quella che vi fa assomigliare alla maestra delle elementari.

 

- Occhiali di metallo alla Gramsci: quasi mai.

 

- Stupirsi che le lenti siano costantemente cosparse di uno strato di sugna.

 

- Appenderli all’ultimo bottone della polo: cafonissimo e datato. Quasi al livello del pacchetto di sigarette nella manica arrotolata della t-shirt.

 

- Ma tu cosa sei? Miope? Presbite? Astigmatico? Interrogarsi su quale interesse possa mai avere. Eventualmente, congratularsi con i miopi, poiché dopo i quaranta il difetto si riduce.

 

- Rifiutare le logiche commerciali delle grandi griffe e acquistarli esclusivamente in farmacia.

 

- Negli anni della postadolescenza averli portati anche senza averne bisogno per darsi un tono.

 

- Fuori dai campi da sci, quelli a specchio rivelano infallibilmente lo stronzo.

 

- Contrariamente a quanto si crede, indossarne di enormi con lenti scure non serve a occultare i postumi di una notte randagia.

 

- Far partire una pippa su quale sia il verbo adatto: inforcare, infilare o indossare. Tuonare contro mettere: sciatto.

 

- Continuare a cambiare occhiali per vedere vicino-lontano-vicino è uno dei gesti meno sexy immaginabili. Dolersene. Valutare le lenti progressive. (Vedi seguente)

 

- La catenina per trattenere gli occhiali al collo di un uomo è irrimediabilmente antierotica. Neanche il miglior Sean Connery lo avrebbe sopportato.

 

- Verificare come vi sta una montatura mediante un’applicazione che la sovrappone a una vostra foto è molto avanti.

 

- Oggetto cult inarrivabile: lo stick per evitare lo scivolamento degli occhiali sul naso. Chi ce l’ha è decisamente su un altro livello.

 

- Occhiali sollevati sulla fronte: solo se siete Pasquale Squitieri.

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