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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

Vegani

Ce ne sono sempre di più. Siamo circondati. Difendiamoci sparando banalità da professionisti.

31 Luglio 2015 alle 06:15

Vegani

- Odiarli.

 

- Detestarne il senso di superiorità e parlarne come di una setta di temibili estremisti, apparentabili ai talebani.

 

- Simpatizzare, non fosse che per la rabbia che scatenano nei non vegani.

 

- Ricordare di avere avuto una fidanzata vegana che era una clamorosa rompicoglioni.

 

- Simulare competenza nello spiegare le sottili differenze tra i vegani integralisti e quelli moderati. Segnalare con orrore che gli integralisti non mangiano praticamente nulla di confezionato e che si preparano tutto da soli, perfino il panettone.

 

- Vantare competenza in materia spiegando che il neologismo “vegan” è stato introdotto nel 1944 da Donald Watson, quindi spendere la credibilità guadagnata snocciolando argomenti a casaccio contro il veganismo.

 

- Perché paganesimo e non paganismo, ma veganismo e non veganesimo? Ah, saperlo!

 

- Non appena qualcuno dice di essere vegetariano indagare subito a brutto muso: “Ma sei vegetariano vegetariano o vegano?”

 

- E l’olio di palma, allora? Eh? Chiederlo sempre con aria intimidatoria/recriminatoria.

 

- I vegetariani stanno ai vegani come Al-Qaeda all’Isis. Arabescare a soggetto.

 

- Convertire un vegano ai piaceri della carne è la segreta pulsione libidica della maggior parte degli onnivori. Convenirne. Dolersene.

 

- Se qualcuno dice di essere vegano dichiararsi provocatoriamente brasatista. Eventualmente magnificare il bollito misto alla piemontese.

 

- Avere sempre trovato insopportabile l’intransigenza dei vegani, ma averli guardati con occhi nuovi dopo che la Parietti ha detto in tivù che sono una palla.

 

- Fare distinzioni da tomista medievale tra vegani, vegetaliani, fruttariani, crudisti e quelli a dieta senza muco. Guardarsi bene dallo spiegare le differenze e, soprattutto, dal capirle.

 

- Per fare il figo dichiararsi ehretista. Attendere con fiducia che qualcuno chieda cosa cazzarola sia.

 

- A un certo punto della serata far partire una pippa serissima per dimostrare che privarsi degli alimenti di origine animale è un’impresa non solo folle, ma anche eticamente sbagliata. Valutare se citare “Il potere del mito” di Joseph Campbell; attenzione a non tirarsela troppo.

 

- E le proteine? Eh? (Vedi sopra per l’olio di palma)

 

- Ricordare al primo vegano a portata di mano che tutti gli animali mangiano altri animali, quindi perché rompere i coglioni se noi mangiano i polli? Se il vegano oppone resistenza, utilizzare l’arma fine di mondo, rivelandogli che anche le piante hanno un sistema nervoso e soffrono quando le si uccide.

 

- Anche Hitler era vegetariano. O vegano. Non ricordare esattamente, tanto non è importante.

 

- Girare tutta la città alla ricerca di negozi che vendano scarpe di ecopelle è la chiara dimostrazione di una silente forma di pazzia. Convenirne tra onnivori.

 

- Fare una scenata alla filippina che ha comprato un pacchetto di Tarallucci del Mulino bianco alla bimba, perché chissà cosa c’è dentro. (Corollario) Diffidare delle etichette industriali: si lasciano scrivere. (Variante socialdemocratica) Indignarsi contro la scenata fatta alla filippina che ha comprato un pacchetto di Tarallucci del Mulino bianco, perché la bimba non morirà mica per una volta, no?

 

- Nutrire la più alta stima per qualsiasi vegano che non mangi alcun alimento di origine animale, non rompa i coglioni a nessuno e sappia anche sottrarsi con eleganza a discussioni vacue sulla sua scelta di vita.

 

- Raccontare con orrore di quella volta che si è usciti a cena e Tizia ha mangiato solamente un gambo di sedano.

 

- E la B 12? Eh? (Vedi sopra per l’olio di palma e le proteine) Potenzialmente applicabile a qualunque altra sostanza.

 

 

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