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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

Odio l’estate

Ogni anno si ripresenta quel sottile sentimento di irritazione. E con esso anche la difficoltà di trovare banalità di pronto impiego.

24 Luglio 2015 alle 06:18

Odio l’estate
- Da decenni è sempre la più calda del secolo. Meravigliarsi che non ci si sia ancora incendiati per autocombustione. (Vedi seguente)

 

- Comunque, sempre meglio torrida che quelle estati che non decollano mai, che piove ogni due giorni, che fa freddo... Arabescare a soggetto.

 

- Non progettare nessuna vacanza; decidere solo all’ultimissimo momento. Atteggiamento che suggerisce un animo estroso e creativo.

 

- Con i bambini non si può evitare di programmare con semestri d’anticipo. Dolersene. Convenirne.

 

- Quest’anno vorrei farmi la Grecia.

 

- Citare “Estate” di Bruno Martino, ma solo per ricordare che il titolo originale era “Odio l’estate”, modificato dopo la gustosa parodia “Odio le statue”, che ne fece in tv negli anni Sessanta il mai abbastanza rimpianto Lelio Luttazzi. Se buttata là con nonchalance, qualifica l’esperto di cultura pop.

 

- In città ad agosto non si sta per niente male, basta avere l’aria condizionata e un supermercato vicino a casa. Un po’ usurata, ma ancora spendibile.

 

- Ma l’estate romana non c’è più? Di seguito rievocare la genialità di Renato Nicolini.

 

- Invidiare gli amici che possiedono un terrazzo e molestarli affinché vi facciano una festa.

 

- Dopo "La Grande Bellezza" provare un lieve disagio ogni volta che ci si siede in un terrazzo; anche nel proprio.

 

- Plaudire all’invenzione dell’ebook che risparmia la tribolatissima scelta dei libri da mettere in valigia. Per quanto il libro di carta è un’altra cosa. Non spiegare cosa.

 

- Rimpiangere la desolazione urbana d’agosto degli anni Settanta, quando era veramente tutto chiuso e le città assumevano un aspetto metafisico. Valutare se citare De Chirico.

 

- Ci sarà da fidarsi ad andare in Grecia, quest’estate?

 

- Rimpiangere le repliche degli sceneggiati televisivi che infestavano i palinsesti estivi degli anni Settanta, Ottanta e Novanta. Oggi forse le ripassano ancora, ma con il fatto che la televisione non la guarda più nessuno, cadono nel vuoto. Rammaricarsene.

 

- Elogiare le scelte più radicali, come ritirarsi per un mese intero nel villaggio natio nel cuore della pianura padana e ivi attendere in assoluta immobilità il sopraggiungere di settembre. Très chic. (Vedi seguente)

 

- La noia è largamente sottovalutata.

 

- Plaudire all’introduzione del volo diretto Roma-Skiatos, quindi chiedersi: “Skiatos? Skiatos? Ma ci sono già stata?”

 

- Stigmatizzare la deriva storico-mito-meteorologica introdotta l’estate scorsa con Scipione, Caronte, Minosse ecc. e reiterata quest’anno, in cui si segnala l’avvento di Circe.

 

- Detestare quelli che spiegano che l’aria condizionata di notte fa malissimo e che proprio per questo loro preferiscono i ventilatori che muovono un po’ l’aria, ma non ti stroncano le lombari.

 

- Ma se poi decido per la Grecia dovrò portarmi una valigia di contanti perché i bancomat e le carte di credito chissà se funzioneranno? Eh, ma che due palle!

 

- Lamentare la scomparsa del delitto dell’estate.

 

- Scagliarsi contro il proliferare dei festival della letteratura in tutte le località a sud di Predoi (BZ) e a nord di Lampedusa. Tuttavia cadere in depressione per il fatto di non essere stato invitato da nessuno di essi.

 

- Agosto, moglie mia non ti conosco. Se si trova ancora qualcuno che lo dice, festeggiare come per il ritrovamento di un quadrifoglio.

 

- No, va bene girare e vedere dei posti, ma poi ho voglia di una settimana albergo-spiaggia-piscina, perché ho proprio bisogno di riposare. Dirlo sempre con un lieve fondo di risentimento, come se volessero invece trasformarvi in nomadi.

 

- Ancora la Grecia? Che palle!

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