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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

Figli a luglio

Il caldo non dà tregua. Rinfrescatevi all’idea che agosto è ancora lontano

17 Luglio 2015 alle 06:09

Figli a luglio
- Fondamentale avere un posto dove mandarli, perché in città fa veramente troppo caldo. (Vedi seguente)

 

- Ricordare quando da bambini si superava tranquillamente il mese di luglio in città – e allora non c’era neanche l’aria condizionata – senza che fosse mai morto nessuno. Di seguito concionare contro i bisogni fittizi della modernità.

 

- Non ci sono più i nonni di una volta. (Vedi seguente)

 

- Rimpiangere il vecchio modello di nonni, scagliandosi contro i programmi turistici per la terza età – degenerazione consumistica di chiara matrice statunitense – che hanno minato un’incomparabilmente superiore tradizione latina.

 

- Se a luglio non spedisci i figli al mare ti autoescludi dalla parte sana della nazione: le altre mamme cominciano a guardarti con sospetto, a pensare che sei strana, a invitarti un po’ meno agli happy hour e da lì alla marginalizzazione è un attimo. Dolersene.

 

- L’importante è collocare i figli in una destinazione non troppo lontana, in modo da poterla raggiungere durante il weekend senza affrontare una faticosa transumanza, ma non così vicina da dovercisi precipitare al primo capriccio serale o su pressante sollecitazione della nonna.

 

- Il mese di luglio in città: le vere vacanze dei genitori. Convenirne.

 

- Compiangere quelle coppie che si sentono in dovere di uscire tutte le sere, perché bisogna pur ammortizzare la montagna di soldi che si lascia giù alla tata per tenere i piccoli mostri fuori dai maroni.

 

- Restarci male perché la prole non dà segno di sentire in alcun modo la vostra mancanza, come testimoniato con una punta di maligno compiacimento dalla nonna, salvo prodursi in sceneggiate da “Senza famiglia” di Hector Malot tutte le domeniche sera al momento del distacco.

 

- A fine luglio valutare seriamente di proporre alla tata di riconfermare la permanenza al mare con la prole anche in agosto. Rammaricarsi che costi un occhio della testa, ma vederlo come un investimento su di sé. Sentirsi orribilmente in colpa per aver anche solo considerato l’ipotesi.

 

- Le giovani donne possono raggiungere il compagno e i di lui figli nelle varie località balneari durante il weekend. Maledire il concetto di famiglia allargata per l’intera durata del viaggio su materiale rotabile d’anteguerra.

 

- Nella prima settimana senza figli inebriarsi della riconquistata libertà e uscire tutte le sere con gli amici single che non si vedevano dall’anno scorso; la seconda settimana sentire sporadicamente la mancanza dei bimbi; la terza rompersi apertamente i coglioni di uscire ogni sera con amici che se sono rimasti single ci sarà pure una ragione.

 

- Rammaricarsi che quando si raggiunge il piccolo villeggiante nel weekend esso vi accolga precipitandosi nelle vostre braccia unicamente per chiedere con voce ansiosa: “Mamma, mi hai portato l’Uomo ragno?”

 

- Considerare lucidamente che si lavora come bestie per guadagnare somme spropositate necessarie a far sì che i figli possano venire allevati da altre persone, mentre basterebbe occuparsene da sé. Divenirne consapevoli e, di seguito, dare un aumento alla tata.

 

- Dire che se si rinascesse si farebbe la tata. Di seguito elencarne le ragioni: un mese al mare, pagata, senza fare un tubo… sì, vabbe’, bisogna badare ai bambini, ma vuoi mettere quanto è peggio sfiancarsi in ufficio dalla mattina alla sera, col caldo, il capo isterico… (continuare a soggetto)

 

- I genitori separati si scaglino contro la dolorosa prassi del “due di tutto”: due Natali, due Capodanni, due compleanni eccetera, che si applica anche alle vacanze; a fine luglio con i propri figli (eventualmente nella perniciosa variante con anche lo/la ex partner) e le prime due settimane d’agosto, con l’attuale compagno/a. Anelare il presto ritorno di settembre.

 

- Ogni weekend trasecolare che la carne della propria carne parli il rumeno, il filippino o l’ucraino meglio dell’italiano. Interrogarsi sulle sottese implicazioni identitarie per alcuni minuti.

 

- A settembre sedersi alla propria scrivania in ufficio, accendere l’aria condizionata, ordinare il caffè al bar e godersi il meritato riposo.

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