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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

Le librerie

Di tanto in tanto è bene andarci, per darsi un tono. Ma soprattutto è fondamentale sapere cosa dirne

5 Giugno 2015 alle 06:18

Le librerie
- Quelle di Roma non sono belle come quelle di Milano.

 

- Quelle di Milano non sono accoglienti come quelle di New York.

 

- In quelle di New York si può broccolare alla grandissima, come Robert De Niro con Meryl Streep o Meg Ryan con Tom Hanks. Rammaricarsi che quelle di Saronno non siano pascoli altrettanto fecondi.

 

- Tuonare contro la moda di infilare parole-feticcio nel titolo di romanzi con il proposito di attirare lettori di bocca buona. Attualmente di gran voga “libreria” (*). In anni recenti avere subito con costernazione la deriva “vampiro” e “Tiffany”.

 

- Se si tocca l’argomento, citare Borges. Non ricordare bene se quella di Babele fosse una libreria o una biblioteca, ma non è importante.

 

- Frequentarne assiduamente un paio qualifica l’intellettuale. Evitare di farsi cogliere ad acquistare numerose copie delle proprie opere per mantenere vigile l’attenzione del libraio responsabile degli ordini.

 

- Non appena possibile sfoderare la mistica libraria: profumo della carta, piacere di sfogliare, voluttà della stampa, rapporto con il libraio ecc. (Vedi seguente)

 

- Dolersi che l’ebook sia irriducibilmente più arido perché privo della mistica libraria. Vale anche dichiarare di fottersene della mistica libraria e ben venga l’ebook, più pratico ed economico.

 

- Levare alti lai per la chiusura della vostra libreria del cuore, rimpiazzata da un più prosaico store di abbigliamento. Continuare a braccio sulla necessità di difendere la cultura dalla massificazione ecc.

 

- Scagliarsi contro lo strapotere delle grandi catene che costringono alla chiusura le piccole librerie indipendenti. L’intellettuale sinceramente democratico non esiterà altresì a esecrare ogni forma di monopolizzazione della cultura, dalla fusione Mondadori-Rizzoli allo strapotere di Amazon. Arabescare sul tema.

 

- Adorare la Shakespeare & Company, stategicamente ubicata di fianco a Nôtre-Dame di Parigi. Se l’uditorio è sufficientemente naïf, l’effetto è assicurato; se è composto da intellettuali, preferire librerie sconosciute (ma assolutamente deliziose) di località meno inflazionate.

 

- Raccontare della volta che in una libreria di una grande catena avete chiesto “La certosa di Parma” e vi hanno indirizzato nel reparto guide turistiche, quindi a fronte delle vostre lamentele hanno concluso: “Si vede che non è ancora uscita.”

 

- Ogni volta che si entra in una libreria non tralasciare mai di commentare con sconforto che l’Italia è un paese che non legge ma nel quale tutti scrivono.

 

- Scandalizzarsi che una città come (inserire il nome della vostra) non abbia una libreria specializzata in (inserire la disciplina desiderata), al contrario di Parigi che ne annovera ben tre. Dolersene.

 

- Diciamocelo: le presentazioni librarie sono una rottura di coglioni. Seguono 92 minuti di applausi.

 

- Citare librerie di Londra, Parigi, New York, San Francisco, Berlino, ma solo per magnificare i dolci delle annesse caffetterie. Très chic.

 

- Facendo il libraio non ci si arricchisce ma il ritorno d’immagine è altissimo: notare come ogni volta che si rivela tale professione c’è qualcuno che confessa essere sempre stato il suo sogno quello di aprire una libreria. Valutare se chiedergli perché abbia poi preferito fare il dentista.

 

- Osservare con vigore sociologico che tutte le riviste italiane, tanto cartacee quanto online, da anni si stanno palleggiando lo stesso servizio con le foto delle più belle librerie del mondo. Dolersene.

 

- Plaudire al servizio di print on demand, di imminente disponibilità presso alcune librerie dopo lunghi anni di attesa. Non è necessario sapere esattamente in che cosa consista.

 

- Rievocare con nostalgia un soggiorno giovanile a Londra durante il quale, senza un penny in tasca, si trascorrevano interi pomeriggi a leggere in qualche libreria, perché là nessuno ti diceva niente. Rammaricarsi che da noi un tale livello di civiltà sia di là da venire.

 

- Affermare di comprare i libri al supermercato. Assicurarsi che venga colta la sapida autoironia.

 

(*)

“La libreria del buon romanzo”;

“La libreria di zia Charlotte”;

“La libreria dell’armadillo”;

“Una piccola libreria a Parigi”;

“Una piccola libreria di San Francisco”;

“La libreria degli amori inattesi”;

“La libreria dei nuovi inizi”;

“Il segreto della libreria sempre aperta”

ecc.

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