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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

La tata

8 Maggio 2015 alle 06:18

La tata
- È diventato il principale argomento di conversazione da quando quella che c’era prima se n’è andata. Tuonare che soli sei mesi di preavviso siano pochi per lasciare il lavoro.

 

- Per sceglierla avere avviato una trama di colloqui più fitta di quella con cui è stato selezionato l’amministratore delegato della Coca-Cola.

 

- Assumerne una tedesca, così il pupo impara la lingua senza fatica, quindi chiamarla sempre e solo Frau Rottenmeier.

 

- Essere preoccupati che il bimbo parli in filippino con la tata.

 

- Fare sottili distinguo etno-antropologici: le filippine sono le più efficienti; le sudamericane sono affettuose, ma un po’ disordinate; quelle dell’Est hanno sempre molti figli da mantenere nei loro paesi d’origine, sono gentili ma cucinano delle varianti micidiali del borsch; le sarde sono ormai praticamente scomparse ma erano imbattibili. Di seguito ricordarsi di aggiungere che le generalizzazioni sono sempre da evitare.

 

- Affrettarsi a rincasare per mezzanotte, come Cenerentola, perché se tornate più tardi la tata vi cazzia a sangue. (Vedi seguente)

 

- Teorizzare che sia molto meglio averne una che vive in famiglia.

 

- Confrontare le tariffe e scoprire che per la stessa cifra quelle delle amiche cucinano e fanno anche le pulizie di casa. Rosicare.

 

- Ammirare il fascino tutto letterario delle tate, ricordate spesso come il primissimo sogno erotico dell’infanzia.

 

- Stupirsi che sincere democratiche, da sempre al fianco dei lavoratori, al secondo figlio si siano trasformate in temibili erinni protocapitaliste, avvelenatissime contro le rivendicazioni sindacali delle tate.

 

- Si lavora per pagare la tata. Dolersene.

 

- Stigmatizzare le baby sitter che mettono a letto il bimbo alle otto e poi guardano Sky fino a mezzanotte senza fare un cazzo. Rimpiangere di non aver avuto un lavoro così comodo in gioventù. Concludere sia molto meglio avere la tata fissa.

 

- Vivere nel terrore di rientrare prima del previsto e di cogliere la tata nel pieno di un selvaggio accoppiamento sul divano con il fidanzato sudamericano, peraltro ben più anziano di lei. Di seguito specificare di non essere razzisti.

 

- Tenere continuamente d’occhio l’orologio per rincasare in tempo, giacché alle 20.05 la tata deve uscire perché ha il corso di arte circense. Ripromettersi da anni di trovarne un’altra.

 

- Non essere mai riuscite a capire bene che cosa dica la tata nel suo misto di italiano e lingua di origine: l’unico che sembra riuscire a farlo è il bimbo. Osservare come l’inconveniente si faccia sentire soprattutto in sede di contrattazione.

 

- Al primo contrasto ricordare con aria scandalizzata di averle sempre pagato tutti i contributi, le ferie e i permessi malattia. Valutare se aggiungere di averla sempre trattata come una di famiglia non faccia troppo ancien régime.

 

- Chiedersi perché le tate facciano settimanalmente dei picnic nei giardini di una piazza cittadina. Di seguito aggiungere che potrebbe essere un’ottima occasione per fare il casting per la vostra prossima tata.

 

- Avere un’amica che gestisce di fatto una sorta di agenzia di brokeraggio tate: quelle raccomandate da lei hanno quotazioni solo di poco inferiori al Gronchi rosa. Contendersele a colpi di quattordicesima.

 

- Rilevare con piglio sociologico il paradosso della nostra società che si ammazza di lavoro per poi delegare la cura degli affetti a persone che paghiamo per sopperire alla nostra latitanza a causa del lavoro. Dolersene.

 

- Invidiare la maggior autorevolezza della tata nei confronti dei figli: a un suo comando gli stronzetti scattano come soldati, ai vostri vi guardano con lieve fastidio.

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