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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

Multe, vigili, parchimetri, ZTL

Ce ne siamo lamentati tutti almeno qualche volta. Qualcuno non fa altro. Ecco perché è importante sproloquiarne con competenza

1 Maggio 2015 alle 06:18

Multe, vigili, parchimetri, ZTL
- Dichiararsi disponibili a pagare anche due o tremila Euro l’anno per entrare nel centro storico con l’automobile, affrettandosi però ad aggiungere: “Ma non è che poi il sabato e la domenica entrano tutti, eh!”

 

- Scagliarsi contro la prosa nebulosa dell’amministrazione cittadina che scrive “varco attivo” per dire che non si può passare e “varco non attivo” per dire che la via è libera. Di seguito sostenere che l’oscurità sia intenzionale per tirare su più soldi con le multe.

 

- Dolersi che i vigili scompaiano nello stesso istante in cui comincia a piovere. Avanzare l’ipotesi che siano idrosolubili. (Vedi seguente)

 

- Il traffico non è mai così immobile come quando ci sono i vigili a dirigerlo. Convenirne. (Vedi seguente)

 

- Sostenere che i vigili siano in realtà membri di una setta dedita al male che gode a celebrare i suoi efferati riti sanzionatori nel momento stesso in cui il tagliando del parcheggio scade. (Vedi seguente)

 

- I vigili si possono anche a capire, perché fare le multe è una delle loro tante funzioni, ma gli ausiliari della sosta, che hanno quell’unico scopo, sono chiaramente dei sadici. Deplorare. (Vedi seguente)

 

- Le vigilesse sono particolarmente crudeli. Addurre ragioni confusamente antropologiche  per spiegarlo.

 

- Non avere mai capito se si dica parchimetro o parcometro. Dibattere accanitamente etimologie fantasiose.

 

- Provare un’intensissima frustrazione ogni volta che si libera il parcheggio avendo ancora due Euro da consumare.

 

- Osservare con tono mondano che il gratta e vinci e il tagliando del parcheggio richiedono lo stesso gesto, ma per il parcheggio ci vuole molto più culo. Chic.

 

- Lagnarsi della carenza endemica dei parcheggi e ricordare che in Svizzera per comprare l’auto devi prima dimostrare di avere un posto dove tenerla. Chiosare che saranno anche montanari, ma in fatto di senso civico non li batte nessuno.

 

- Raccontare con orgoglio le azioni politicamente scorrette compiute quando avete incontrato un’auto parcheggiata in modo invasivo. Gettonatissima la rottura degli specchietti; meno dannosa, ma altrettanto popolare l’estroflessione dei tergicristalli. I più integralisti possono anche arrivare a vantarsi di avere raccolto gli escrementi canini per spalmarli sulle maniglie delle portiere.

 

- Comparare le differenze di parcheggio dadaista tra Roma e Milano: a Milano se lasci la macchina in seconda fila, quello della prima ti pugnala; a Roma se parcheggi sul marciapiede, ti guardano come se fossi un barbaro. Convenirne.

 

- Interrogarsi su quale oscura perversione induca l’amministrazione a collocare la colonnina che distribuisce i tagliandi del parcheggio in modo che sia invisibile per il maggior numero di persone possibile. Deprecare.

 

- Condannare gli abusivi che chiedono due Euri per farvi parcheggiare in un posto dove non si potrebbe. Comunque pagare il pizzo, perché altrimenti chissà cosa vi fanno alla macchina. Chiedersi perché agli scooter non venga chiesto il pizzo.

 

- Vantarsi di non pagare mai le multe. Di fronte alle domande incredule proclamare con aria trucibalda: “Che mi vengano a cercare! Se non vengono a casa mia con i Carabinieri io non le pago.” Non spiegare perché.

 

- Ammirare l’indignazione morale di quelli che lasciano biglietti con frasi sarcastiche tipo “Se scopi come parcheggi non meravigliarti di essere cornuto” sui parabrezza delle auto parcheggiate in modo assurdo. Riflettere sulla struggente bellezza zen del gesto inutile.

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