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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

Vedersi, rivedersi, non rivedersi

La vita sociale ha le sue convenzioni. Eccone alcune particolarmente irritanti a cui non sempre ci si sa sottrarre

3 Aprile 2015 alle 06:18

Vedersi, rivedersi, non rivedersi
- Condannare l’uso di dire “Restiamo in contatto”. Ammissibile solo nel caso si stia preparando un colpo in banca o un’incursione dei Navy Seals.

 

- Chi al momento di lasciarsi dice “Ci dobbiamo proprio rivedere”, in realtà esprime solo con altre parole la consapevolezza che la cosa non accadrà mai, concedendo però l’attestazione di un ancorché superficiale gradimento. Rammaricarsene.

 

- “Ti chiamo, ti chiamo, ti chiamo” deve essere inteso esclusivamente come “Non ti chiamo e non ti chiamerò mai più”. Più alto è il numero delle volte in cui viene ripetuto, maggiore è la certezza della mancata chiamata. Ricordare sempre.

 

- Rispondere “Vediamo” alla proposta di una donna è il modo maschile di esprimere un rifiuto, tentando (sovente invano) di sottrarsi a una sfibrante discussione. Dolersene.

 

- Deplorare l’uso di sentirsi l’indomani pomeriggio per decidere l’ora a cui vedersi la sera stessa. Fare un’eccezione per i dirigenti della protezione civile.

 

- Dire di avere invitato a cena per la sera stessa una carissima amica molto in carriera ed essersi sentiti rispondere: “Mandami una mail”. Deprecare i perniciosi effetti della competizione esasperata nel mondo del lavoro.

 

- Notare con piglio sociologico che la pressoché totalità di coloro che si accomiatano dicendo “Mi raccomando, cerchiamo di non lasciare passare altri due anni prima di rivederci” ne lasciano passare almeno tre.

 

- Notare che nel corso di una rimpatriata viene sempre il momento in cui si cerca di ricordare da quanti anni non ci si veda. Qualunque sia il numero di anni proposto, nell’interlocutore scatta la competizione al rialzo: “Saranno tre anni che non ci vediamo.” “Tree? Di’ pure sei!” Non spiegarsi perché.

 

- All’invito a ribeccarsi, rispondere istantaneamente di non essere delle starne e, pertanto, di non avere alcuna intenzione di beccare o ribeccare chicchessia. Spocchioso ma necessario.

 

- Quelli che per fare il figo non chiedono il numero di cellulare a una donna, ma le lasciano il loro, perché hanno visto al cinema Jude Law fare così. E che non vengono richiamati. Compiangerli.

 

- Quelle che le inviti a cena e ti rispondono sì, ma la settimana prossima, che questa sono terribilmente incasinate. Parlare del calo della libido e/o di come la capacità di posporre la soddisfazione del desiderio sia il primo passo del superamento della fase narcisistica.

 

- Constatare la diffusione universale del caro amico che regolarmente due ore prima di qualunque appuntamento dà buca adducendo ragioni del tutto improbabili. Di seguito, stupirsi di come possa ancora avere degli amici.

 

- Avere degli amici che se non li chiami tu, loro non chiamano mai, per principio. Tuonare contro.

 

- Deprecare coloro che al momento di lasciarsi fanno una minirecensione della serata, parlando di quanto siano stati bene e di quanto si siano divertiti; poi, dopo essere riusciti a insinuare nell’interlocutore/trice il sospetto che sarà inevitabile trascorrere così tutte le rimanenti sere della vita, non si fanno più vivi. Interrogarsi sul mistero.

 

- Incontrare da decenni a casa di amici degli individui che continuano imperterriti a non riconoscervi e salutarvi come la prima volta. Invocare l’anatema su di loro. (Vedi seguente)

 

- Quelli che la prima volta che li incontri ti danno la mano e intanto guardano altrove o parlano con altri dovrebbero essere perseguiti per legge.

 

- “Non perdiamoci di vista” fa subito venire voglia di traslocare in un continente molto lontano. Convenirne.

 

- Sviluppare rancore nei confronti di chi mentre vi parla fissa inspiegabilmente un punto del vostro abito, come se ci fosse una macchia visibile solo a lui.

 

- Raccontare alle amiche di essere uscita con un bellissimo uomo che ha monopolizzato la conversazione parlando ininterrottamente di sé per tutta la sera. Esserci uscite una seconda volta solo per togliersi il gusto di salutarlo con uno squillante: “Ciao, come sto?” Dolersi che, sfortunatamente, lui non abbia rilevato il sarcasmo.

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