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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

I passivi aggressivi

Talvolta lo siamo tutti. Alcuni lo sono quasi sempre. Meglio, allora, sapere che giudizi tranciare.

6 Marzo 2015 alle 06:18

I passivi aggressivi

- Aborrire quelli che non disapprovano apertamente ma fanno le facce, come la suocera la prima volta che invita a cena la nuora.

 

- Sviluppare un sordo rancore se, dopo che avete trascorso due ore a cucinare, lui mantiene un rigoroso riserbo sulla parmigiana di melanzane, lasciando intuire che quella della mamma gli piaceva molto di più. Solidarizzare.

 

- Essere riusciti nell’impresa di rimandare per quasi tre anni il momento di accompagnare la fidanzata all’Ikea, poi averlo fatto ma ondeggiando con lo sguardo vacuo per tutto il tempo e rispondendo “ah-ha” a ogni domanda. Rammaricarsene.

 

- Ricordare sempre che se gli/le viene improvvisamente un umore pessimo e non ve ne spiega il motivo non è per sadismo, bensì perché dovete essere voi a capirlo. (Vedi seguente)

 

- Alla domanda “Cosa c’è?” rispondere sempre e solo “Niente.” (Vedi seguente)

 

- Non sono arrabbiato/a! Meglio dirlo urlando. (Vedi seguente)

 

- Bene. Proclamarlo facendo intendere che non va bene affatto. Un evergreen.

 

- Essere molto gentili con il/la partner, salvo trattarlo/a da minus habens in presenza di amici. Stigmatizzare.

 

- Avere studiato l’inglese per decenni ma sentirsi inibiti dalla perdurante mancanza dell’accento oxoniano e, di conseguenza, obbligare il/la partner a trascorrere tutte le vacanze in Italia. Se si viene rimproverati di perseguire un ideale nevrotico di perfezione chiudersi in un mutismo ostile.

 

- Al momento di decidere dove andare in vacanza non ammettere di non volere andare in Spagna, ma obiettare che vi fa troppo caldo, quindi rilanciare la Tunisia.

 

- Avere un/a fidanzato/a che grazie alla sua eloquenza manipolatoria riesce a dimostrare qualunque cosa, anche le più palesi assurdità. Essere consapevoli che se glielo si farà notare, si incazzerà come un puma.

 

- Dire una cattiveria sconvolgente e allorché l’oggetto dell’attacco versa in preda allo sgomento alleggerire subitaneamente l’atmosfera dicendo: “Scherzo!”

 

- Specializzarsi nella sottile arte dei complimenti ambigui può riservare enormi soddisfazioni. Un piccolo classico è rivolgersi a una conoscente dicendole: “Ma no che non sei ingrassata. E poi agli uomini piacciono le donne rotondette.”

 

- Nutrire una vera passione per i passivo-aggressivi da social network. In particolare per quei soggetti che stigmatizzano pubblicamente con profluvi di post, preferibilmente sarcastici, eventuali sviste sintattiche o refusi; meglio se ad averli commessi sono persone che hanno dato prova di una dignitosa padronanza della lingua. (Vedi seguente)

 

- Non appena qualcuno posta una notizia divertente, commentare immediatamente di averla già letta due mesi fa.

 

- Addebitare a comportamenti svalutativi subiti in età scolare le nevrosi dell’età adulta. Per esempio, ricordare la volta che siete rincasati felici esclamando “Mamma, ho preso nove!” e vi siete sentiti rispondere “Ma che calzini ti sei messo oggi?”

 

- Avere sfinito di critiche il/la partner a ogni piè sospinto per anni e la volta che questi si è lamentato/a avere rivendicato con sdegno la propria cristallina onestà, proclamando di preferirla a un atteggiamento passivo-aggressivo. Dolersene.

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