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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

Le mezze misure

Sono la iattura con cui tutti, prima o poi, abbiamo a che fare. Meglio allora sapere cosa dirne. Almeno un po'.

2 Gennaio 2015 alle 06:15

Le mezze misure

- Detestarle.

 

- Ah, io non ho mezze misure. È un mio difetto, lo ammetto, ma sono così.

 

- Dire di provare rispetto per chi ha il coraggio di fare una cazzata veramente grossa. Contestualmente, stigmatizzare quelli timidi anche nell’errore. Se la situazione lo consente, citare Lutero: Pecca fortiter ecc.

 

- Rimpiangere che nei ristoranti fighetti di oggi non ci sia più la mezza porzione. Non ci sono più le mezze porzioni: evitare. (Vedi seguente)

 

- Plaudire alla nobile usanza della mezza porzione che sopravvive in alcune trattorie d’antan. Incidentalmente osservare che la quantità è inversamente proporzionale alla latitudine.

 

- Se anagraficamente attrezzati, si può citare lo slogan dell’Alfa Romeo Arna “E sei subito alfista” come summa filosofico-esistenziale della mezza misura. Deplorare.

 

- Tuonare contro la Coca-Cola Zero. Valutare se far partire un pippone contro le variazioni nevrotiche dei classici: panettoni allo champagne, colombe pasquali al tartufo e zenzero, tiramisù alle fragole ecc.

 

- Ricordare che Leo Longanesi quando disprezzava qualcuno era solito definirlo “Testina di manzo numero due”, per non concedergli il primato neppure nel peggio.

 

- Aborrire i biscotti senza burro, i dolci senza zucchero e affini. Trovarli ideologicamente forlaniani.

 

- Sostenere che la cosa peggiore non sia essere lasciate dal fidanzato il pomeriggio del 24 dicembre, bensì tormentarsi per mesi e finalmente prendere la decisione di lasciarlo, immediatamente prima che lui faccia una cosa molto carina il pomeriggio del 24 dicembre. Convenirne.

 

- In politica la mezza misura si situa immediatamente a destra o a sinistra della propria posizione.

 

- Quando qualcuno mi dice di avere avuto una mezza idea, di solito mi racconta la metà mancante. (Bill Bernbach)

 

- Essere fortemente critici nei confronti di tutte le commedie natalizie che ambiscono a essere dei cinepanettoni, ma emendate delle volgarità. Preferire di gran lunga i trucibaldi prototipi di Neri Parenti.

 

- Condannare senza appello i residui della nouvelle cuisine, annidatisi in pizzerie velleitarie dove servono ancora tre raviolini in piatti di sessanta centimetri di diametro su tovagliette di carta. (Vedi seguente)

 

- Dire che il marketing ha combinato tanti guai, ma ha il merito incontestabile di aver fornito l’aggettivo fine di mondo per squalificare ogni tipo di mezza misura. Far seguire alcuni esempi: appartamento aspirazionale; automobile aspirazionale; vacanza aspirazionale; ristorante aspirazionale ecc.

 

- Se qualcuno dice “mezza calzetta”, suggerisce vasta cultura lo spiegare con nonchalance che l’espressione è nata con la diffusione delle calze di nylon, nei primi tempi assai costose, e perciò sostituite dai ceti meno abbienti con calze che di nylon avevano solo la parte inferiore, mentre quella nascosta dalla gonna era di cotone.

 

- Rivalutare la mezza misura, quale antidoto a una visione manichea della vita. Argomentare che raramente le cose sono bianche o nere, bensì quasi sempre di una infinita varietà di grigi. Abbandonare la stanza prima che il wittgensteiniano della compagnia cominci ad anatomizzare le differenze semantiche tra sfumatura e mezza misura.

 

- In amore non ci sono mezze misure. (Traduzione dall’olandese del nome di un sex shop di Amsterdam)

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